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Home » Crescita Personale » “Aspetta fino a quando la tua anima ti raggiunge”: un prezioso racconto africano che racchiude una lezione di vita

“Aspetta fino a quando la tua anima ti raggiunge”: un prezioso racconto africano che racchiude una lezione di vita

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Aggiornato: 10/02/2024 da Jennifer Delgado | Pubblicato: 11/09/2017

Aspetta fino a quando la tua anima ti raggiunge
 

“Molto tempo fa, un esploratore si inoltrò nei territori più inospitali dell’Africa accompagnato solo dai suoi portatori. Tutti avevano un machete per aprirsi il varco attraverso la fitta vegetazione. Avevano un unico obiettivo in mente: avanzare rapidamente a qualsiasi prezzo.

Se incontravano un fiume, lo attraversavano nel più breve tempo possibile. Se era una collina, affettavano il passo per non sprecare nemmeno un minuto. Tuttavia, improvvisamente i portatori si arrestarono bruscamente. L’esploratore si sorprese dal momento che aveavno fatto solo poche ore di cammino. Così chiese loro:

– Perché vi siete fermati? Siete già stanchi? Abbiamo fatto solo poche ore di cammino.

Uno dei portatori lo guardò e disse:

– No signore, non siamo stanchi. Abbiamo semplicemente avanzato troppo velocemente ed è per questo che abbiamo lasciato la nostra anima indietro. Ora dobbiamo aspettare fino a quando non ci raggiunge di nuovo.”

Questo racconto africano ci parla della necessità di sintonizzarci con noi stessi ed essere pazienti, non permettere che la fretta con cui viviamo ci separi dal nostro “io”. Parla anche della necessità di concederci il tempo necessario perché le nostre ferite emotive possano guarire, senza compromettere il nostro ritmo.

Concediti il tempo necessario per far guarire le ferite

A volte la vita ci colpisce duramente, ci mette alla prova con situazioni che superano le nostre risorse. In questi casi nella nostra anima resta una ferita difficile da guarire. Tutti i traumi, anche il più piccolo o i traumi infantili, lasciano tracce nel cervello. E queste tracce sono diverse a seconda del tipo di trauma che abbiamo sofferto.

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Se invece di prendere tempo, per riflettere e aspettare che la ferita guarisca, torniamo a vivere intensamente, solo per dimenticare quello che è successo, corriamo il rischio di separarci dalla nostra essenza. A livello neurologico, ciò significa che l’impronta rimane latente e condiziona il nostro comportamento, anche se non ne siamo sempre consapevoli.

Così, quando siamo feriti, è necessario aspettare un tempo prudenziale per permettere alle nostre risorse psicologiche di riorganizzarsi. Le situazioni che ci portano al limite normalmente richiedono un cambiamento interiore e possiamo uscirne rafforzati solo se impariamo la lezione, per fare ciò è essenziale che gaurdiamo dentro di noi, non fuori.

Infatti, si è visto che perché le persone che soffrono di stress post-traumatico possano guarire, è necessario che nel loro cervello crescano dei nuovi neuroni. In teoria, questa neurogenesi permetterebbe di “riparare” i circuiti rotti o malfunzionanti.

Così, quando si vive una situazione che ha lasciato delle profonde cicatrici emotive, è consigliabile arrestarsi durante il cammino, come i portatori della storia, e aspettare pazientemente che la nostra “anima” ci raggiunga.

Ogni ferita guarisce al proprio ritmo, cambiarlo non ci permetterà di guarire più velocemente, al contrario, aumenta il rischio che la ferita si riapra alla minima battuta d’arresto, e in questo caso saremo più vulnerabili. Prendeti il tempo necessario per recuperare i pezzi rotti e rimetterli al loro posto.

Non permettere che la fretta ti separi dal tuo “io”

Non c’è bisogno di soffrire una ferita emotiva per guardare dentro noi stessi. A volte la disconnessione è causata dalla fretta quotidiana, perché siamo coinvolti in progetti che consumano molto del nostro tempo e corriamo da un impegno all’altro, senza dedicare un minuto a noi stessi. Seneca disse che: “Quelli che corrono in un labirinto sono confusi dalla loro stessa velocità”.

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Quando siamo immersi in questo stile di vita lasciamo che la corrente ci trascini e corriamo il rischio di vivere con il pilota automatico sempre inserito, separandoci dai nostri veri desideri e bisogni. Pertanto, non è sorprendente che molte persone che hanno perseguito con determinazione un obiettivo, quando raggiungono la fine del cammino non si riconoscono. Non si rendono conto che, non è così importante raggiungere tale obiettivo, quanto rendersi conto della persona che sono diventati mentre lo perseguivano.

Pertanto, è essenziale che ti sintonizzi con te stesso ogni giorno, dedicando qualche minuto a chiederti se stai andando nella giusta direzione, se hai compreso i tuoi errori, se tieni presente le tue esigenze… Questo momento di connessione è importante perché ti permetterà di riconsiderare ciò che vuoi veramente, per non lasciarti condizionare dagli automatismi o limitarti a seguire i sogni degli altri.

Ricorda che siamo qui per scoprire e seguire la nostra propria strada. Non possiamo trovare la felicità seguendo il cammino di altri, così otterremmo solo di perderci.

 

Fonti:
Heim, C. M. et. Al. (2013) Decreased Cortical Representation of Genital Somatosensory Field After Childhood Sexual Abuse. American Journal of Psychiatry; 170(6): 616-623.
Bremner, J. D. (2006) Traumatic stress: effects on the brain. Dialogues Clin Neurosci; 8(4): 445–461.

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Jennifer Delgado Suárez

Psicóloga Jennifer Delgado Suárez

Sono una psicologa (Iscritta al Colegio Oficial de la Psicología de Las Palmas Nr. P-03324) e da molti anni scrivo articoli per riviste scientifiche specializzate in Salute e Psicologia. Il mio desiderio è aiutarti a realizzare esperienze straordinarie. Se desideri sapere di più clicca qui.

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