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Bypass spirituale: la dieta miracolosa dell’ego

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evasione spirituale

Negli ultimi anni abbiamo assistito a un vero e proprio boom spirituale. Guru e centri di yoga, meditazione e “mindfulness espressa” stanno spuntando ovunque, promettendo ai loro seguaci (a pagamento, ovviamente) un modo rapido ed efficace per raggiungere il nirvana seguendo pochi semplici passaggi.

Questa spiritualità pop, trasformata in un semplice prodotto del Supermercato del Benessere, vende scorciatoie e versioni “light” di antiche tradizioni che richiedevano disciplina e impegno. Alla fine, se quelle ore di respirazione di gruppo in circoli esclusivi non vi illuminano, almeno vi aiuteranno a scattare belle foto per Instagram.

Cos’è il bypass spirituale?

La commercializzazione e l’eccessiva semplificazione della spiritualità non sono un fenomeno del tutto nuovo. Già negli anni ’80, lo psicologo  John Welwood  aveva parlato di “spiritual bypassing” (bypass spirituale), un fenomeno da lui osservato nella comunità buddista da lui frequentata.

In sostanza, si tratta della tendenza a usare idee e pratiche spirituali per evitare problemi psicologici irrisolti, ferite emotive e conflitti latenti. In altre parole, ci nascondiamo dietro una spiritualità ingenua così non dovremo affrontare le nostre paure, insicurezze e ombre.

E poi utilizziamo questa verità assoluta per sminuire o ignorare i bisogni umani, i sentimenti, i problemi psicologici, le difficoltà relazionali e i deficit dello sviluppo.

Ovviamente, il bypass spirituale non porta alla crescita; serve solo a disconnetterci da noi stessi, nascondendoci dietro una sorta di scudo spirituale composto da credenze e pratiche metafisiche che non ci offrono la serenità e il benessere di cui abbiamo veramente bisogno. 

I 7 segnali del bypass spirituale che dobbiamo riconoscere

Il bypass spirituale si manifesta in molte azioni quotidiane; basta prestare attenzione. Come quando ci sentiamo ansiosi o tristi e, invece di approfondire ciò che ci sta accadendo, corriamo a una lezione di Kundalini Yoga o a consultare il libro del guru di cui ci fidiamo. O quando cerchiamo di mantenere una parvenza di calma ma sentiamo il peso del mondo che ci schiaccia.

Alcuni dei segnali più comuni del bypass spirituale sono:

1. Distacco esagerato

Il distacco è una virtù praticata in molte tradizioni spirituali orientali, ma se portata all’estremo, diventa una disconnessione dalla vita stessa. Chi si rivolge alla spiritualità come scusa tende a evitare situazioni difficili o emozioni spiacevoli, nascondendosi dietro il mantra “tutto scorre” o “nulla mi tocca”. Il risultato è una sorta di anestesia emotiva che impedisce la vera integrazione e l’apprendimento che nascono dalle sfide quotidiane.

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2. Intorpidimento e repressione emotiva

Il bypass spirituale è spesso accompagnato dall’incapacità di provare pienamente le emozioni. Le emozioni dolorose o negative vengono semplicemente ignorate o represse, creando un vuoto interiore che si cerca di colmare con pratiche spirituali superficiali. Invece di trasformare la sofferenza, questa viene repressa o ignorata, creando uno schema in cui le emozioni autentiche vengono sostituite da stati di serenità artificiale.

3. Eccessiva enfasi sugli aspetti positivi

Concentrarsi solo sul positivo può sembrare innocuo e persino salutare, ma nel bypass spirituale si trasforma in una negazione della realtà emotiva. Questo ottimismo finisce per essere tossico perché invalida esperienze negative legittime e importanti, facendo sentire la persona in colpa o inadeguata per aver provato sentimenti perfettamente normali come tristezza, frustrazione o paura. In effetti, il bypass spirituale porta spesso a un duro giudizio interiore in cui qualsiasi pensiero, desiderio o emozione negativa viene percepita come un fallimento spirituale.

4. Paura della rabbia

La rabbia è un’emozione naturale e, se accettata e canalizzata in modo appropriato, può essere una potente forza trasformativa. In effetti, la rabbia è utile in determinate circostanze. Tuttavia, in molte pratiche di spiritualità popolare, la rabbia viene demonizzata, innescando una paura irrazionale della propria rabbia o di quella altrui. Di conseguenza, le persone reprimono la propria rabbia, evitano i confronti necessari o diventano eccessivamente compiacenti, credendo erroneamente che essere spirituali significhi eliminare ogni tensione.

5. Compassione cieca o confini porosi

La compassione autentica richiede discernimento. Senza questa capacità, si trasforma in tolleranza passiva di comportamenti dannosi. Chi si abbandona a pratiche spirituali semplicistiche tende a sopravvalutare la pazienza e la comprensione, anche quando ciò significa permettere agli altri di oltrepassare i propri limiti o perpetuare dinamiche negative, sotto le spoglie dell'”amore incondizionato”.

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6. Disprezzare gli altri

Un altro sintomo del bypass spirituale è credere che appartenere a quel gruppo selezionato o praticare determinate attività “particolari” conferisca automaticamente uno status superiore. È come se meditare, seguire una dieta fruttariana o fare beer yoga (sì, alcune persone bevono birra mentre praticano yoga) fossero abitudini preziose che li pongono al di sopra degli altri. Tuttavia, in realtà, si tratta solo di una trappola dell’ego per sentirsi superiori. Dobbiamo ricordare che il fatto che tu faccia qualcosa che ti rende una persona migliore non ti rende migliore degli altri.

7. Sviluppo sbilanciato

Un chiaro segno di bypass spirituale è quando qualcuno sembra un genio in teoria, ma in pratica rimane un principiante. Può recitare tutti i sutra, citare a memoria grandi guru e spiegare il significato di ogni posizione yoga… ma quando si arriva al dunque, non è in grado di affrontare i problemi della vita in modo maturo.

È come se l’intelligenza cognitiva avesse acquistato un biglietto di prima classe per il Nirvana, mentre l’intelligenza emotiva fosse rimasta in coda in classe economica. In definitiva, questo squilibrio rivela che la persona ha confuso l’accumulo di conoscenze e rituali con lo sviluppo della saggezza che serve alla vita.

Naturalmente, questo non significa che le pratiche spirituali non siano benefiche. Lo sono. E moltissimo. Ma prima di poter guarire il nostro dolore e superare quella sofferenza, dobbiamo essere onesti e accettare chi siamo e cosa ci sta accadendo.

La spiritualità non dovrebbe essere una via di fuga, ma piuttosto un mezzo per comprendere meglio noi stessi e crescere come individui. E questo richiede di intraprendere un viaggio a volte scomodo. Ma se non siamo disposti ad affrontare le nostre ombre a testa alta, la spiritualità rischia di essere solo una facciata per nascondere un profondo malessere. E non è questa la strada.

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Jennifer Delgado Suárez

Psicóloga Jennifer Delgado Suárez

Sono una psicologa (Iscritta al Colegio Oficial de la Psicología de Las Palmas Nr. P-03324) e da molti anni scrivo articoli per riviste scientifiche specializzate in Salute e Psicologia. Il mio desiderio è aiutarti a realizzare esperienze straordinarie. Se desideri sapere di più clicca qui.

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