
In un mondo che si muove a una velocità vertiginosa, le prescrizioni mediche preconfezionate sembrano essere la soluzione a tutto. Molte persone vogliono una soluzione rapida e molti operatori sanitari non hanno il tempo di ascoltarle, capirle e supportarle.
Tuttavia, la verità è che dire a qualcuno cosa deve fare raramente funziona. Che voglia smettere di fumare, adottare uno stile di vita più sano o cambiare i propri schemi di pensiero dannosi, offrire soluzioni raramente è la soluzione.
Perché?
Perché il più grande ostacolo al cambiamento non è solitamente la mancanza di soluzioni, ma piuttosto l’ambivalenza radicata di una persona, quel tira e molla interiore tra il desiderio di cambiare e la paura di farlo. Il più grande ostacolo è la resistenza al cambiamento personale.
È qui che entra in gioco il Colloquio Motivazionale. Più che una tecnica psicologica, può essere inteso come un metodo di consulenza basato sulla collaborazione e sul rispetto. In un certo senso, il Colloquio Motivazionale implica il contenimento del nostro “istinto correttivo”, quel potente impulso a intervenire e a voler sistemare tutto, al fine di creare uno spazio sicuro in cui la persona possa riflettere e trovare la propria strada.
Cos’è esattamente il colloquio motivazionale?
Il colloquio motivazionale affonda le sue radici nell’approccio centrato sulla persona di Carl Rogers. Introdotto dallo psicologo William R. Miller nel 1983 e sviluppato con l’aiuto del collega psicologo Stephen Rollnick, è un metodo per aiutare le persone a impegnarsi nel loro processo di cambiamento.
Rollnick diceva di essersi reso conto, in terapia, che più informazioni e consigli cercava di trasmettere, più la persona tendeva a resistere e a ritirarsi. Pertanto, il Colloquio Motivazionale è un processo che cerca di guidare la persona a trovare le proprie spiegazioni e il percorso per realizzare il cambiamento di cui ha bisogno.
Diversi studi hanno dimostrato che questo metodo è utile per rafforzare la motivazione a modificare i comportamenti che incidono sulla salute e migliorare l’aderenza terapeutica. Infatti, il suo utilizzo non si limita alle sedute psicologiche, ma è raccomandato anche nella pratica clinica quotidiana, nell’assistenza primaria e secondaria.
In quale fase del cambiamento si trova la persona?
Nel colloquio motivazionale, il primo obiettivo è motivare la persona al cambiamento. Il secondo è farla impegnare in questa trasformazione.
Ma un cambiamento significativo non avviene dall’oggi al domani. Il modello transteorico delle fasi del cambiamento personale offre una tabella di marcia per comprendere meglio questo percorso.
- Fase di precontemplazione
In questa fase, la persona potrebbe non essere nemmeno consapevole del problema. Pertanto, il ruolo dello psicologo, del medico o dell’assistente sociale non è quello di discutere, ma di porre domande che aiutino la persona a notare la discrepanza tra la sua situazione attuale e i suoi valori più profondi.
A questo punto, non si tratta di confrontarsi o persuadere, ma semplicemente di coltivare la curiosità. L’obiettivo è risvegliare una scintilla di consapevolezza di sé, quel sottile cambiamento che si verifica quando la persona inizia a comprendere che il cambiamento, sebbene scomodo, potrebbe essere possibile.
- Fase di contemplazione
In questa fase, la persona è ancora bloccata nel “sì, ma…” o “vorrei, ma non so se posso”. Sa che c’è un problema, ma è ancora combattuta interiormente tra il cambiamento necessario e la familiarità con le vecchie abitudini, che offrono un certo livello di sicurezza e comfort.
In questa fase, il colloquio motivazionale diventa particolarmente rilevante perché aiuta la persona a esplorare la propria ambivalenza senza sentirsi sotto pressione. Il professionista può aiutare il paziente dando voce a entrambe le parti di quell’ambivalenza, esplorando non solo quanto potrebbe costare il cambiamento, ma anche quanto gli costa già rimanere in quella situazione. Invece di fare pressione affinché prenda una decisione, lasciate spazio all’incertezza, confidando che la chiarezza emergerà attraverso il dialogo.
- Fase di preparazione e azione
A questo punto, la persona è finalmente pronta a fare il grande passo. Il ruolo dello psicologo, del medico o dell’assistente sociale si trasforma in quello di un consulente o di una guida. Il professionista aiuta la persona a sviluppare un piano realistico, a identificare le risorse di cui ha bisogno e la incoraggia a celebrare le piccole vittorie per rafforzare la fiducia in se stessa.
A questo punto, supportare significa bilanciare responsabilità e compassione. Bisogna mantenere la persona concentrata sui progressi senza perdere di vista la sua unicità. Il messaggio di fondo è: “puoi farcela e io sono qui per aiutarti”.
L’aspetto interessante del colloquio motivazionale è che affronta l’ambivalenza non come una resistenza, ma come una parte naturale dell’essere umano. L’obiettivo è risolvere il problema dall’interno, non fornendo soluzioni esterne preconfezionate.
Toolkit per il cambiamento: padroneggiare le competenze OARS
Il colloquio motivazionale è regolato da una serie di competenze e tecniche che in inglese rispondono all’acronimo OARS (Open Questions, Affirmations, Reflective Listening and Summaries):
Domande aperte
Queste sono domande a cui non si può rispondere con un semplice “sì” o “no”, ma piuttosto incoraggiano una riflessione più profonda. Chiedere “cosa ti preoccupa della tua situazione attuale?” invita all’esplorazione e trasmette alla persona l’idea che la sua prospettiva e la sua storia sono davvero importanti. Pertanto, è opportuno porre domande che facilitino l’introspezione.
Affermazioni
Si tratta di identificare e dare un nome ai punti di forza della persona, a quegli aspetti che possono aiutarla a cambiare. Dire “sei stato molto coraggioso a presentarti all’appuntamento oggi” non è un elogio vuoto, ma piuttosto un modo per promuovere l’autoefficacia (la convinzione di poter effettivamente avere successo, una convinzione che spesso si erode nelle persone che affrontano crisi croniche).
Ascolto riflessivo
Questa abilità aiuta a costruire fiducia e a promuovere la motivazione al cambiamento. Non si tratta solo di ascoltare, ma di ascoltare oltre le parole, prestando attenzione al significato e alle emozioni.
Ad esempio, quando una persona riconosce che: “so che dovrei smettere di bere, ma mi rilassa”, una risposta ponderata potrebbe essere: “quindi, da un lato, sei consapevole dei rischi connessi all’alcol e, dall’altro, senti che è il tuo unico modo per affrontare la situazione”. Questo semplice gesto fa sentire la persona ascoltata e compresa, aiutandola a districare i suoi sentimenti contrastanti.
Riassumere
Questa tecnica garantisce una comunicazione chiara e crea un trampolino di lancio verso il cambiamento. Quando il professionista riassume le argomentazioni della persona, in particolare quelle a favore del cambiamento, offre uno specchio che le permette di vedere più chiaramente le proprie motivazioni. Evidenzia il divario tra dove si trova la persona e dove vorrebbe essere, alimentando una potente motivazione interna.
Pertanto, il cambiamento personale non è qualcosa che possiamo forzare o prescrivere; nasce dalla necessità e richiede una forte motivazione per sostenerlo. Il colloquio motivazionale si concentra specificamente sull’aiutare le persone a esplorare le proprie motivazioni, identificare i propri punti di forza e prendere decisioni in linea con i propri valori per metterli in pratica e migliorare il proprio benessere.
Riferimenti:
Raihan, N. & Cogburn, M. (2023) Stages of Change Theory. In: StatPearls. Treasure Island (FL): StatPearls Publishing.
Bischof, G. et. Al. (2021) Motivational Interviewing: An Evidence-Based Approach for Use in Medical Practice. Dtsch Arztebl Int; 118(7): 109-115.
Miller, W.R. & T.B. Moyers (2017) Motivational Interviewing and the clinical science of Carl Rogers. Journal of Consulting and Clinical Psychology; 85(8): 757-766.
Rubak, S. et. Al. (2005) Motivational interviewing: a systematic review and meta-analysis. Br J Gen Pract; 55(513): 305-312.



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