• Passa al contenuto principale
  • Passa alla barra laterale primaria
  • Passa al piè di pagina

Angolo della Psicologia

Blog di Psicologia

  • Chi scrive
  • Argomenti di Psicologia
  • Libri di Autoaiuto
  • Pubblicità
Home » Ansia » Sei sicuro che sia ansia? In molti casi è rabbia repressa – questa è la differenza

Sei sicuro che sia ansia? In molti casi è rabbia repressa – questa è la differenza

Share on Facebook Share on X (Twitter) Share on LinkedIn Share on Telegram Share on WhatsApp Share on Email
rabbia repressa

Tutti noi abbiamo provato ansia, almeno una volta nella vita. Abbiamo sperimentato quella sensazione di disagio e angoscia che ci rode dentro, che ci tormenta e ci fa temere il peggio a ogni passo. L’apprensione che ci accompagna per giorni, impedendoci di concentrarci, e che ci stringe lo stomaco o si fa più pesante fino a diventare un peso sul petto.

L’ansia sta diventando l’epidemia silenziosa dei nostri tempi. L’Organizzazione Mondiale della Sanità la riconosce come il disturbo mentale più comune, colpendo il 4,4% della popolazione. Tuttavia, durante le sedute psicologiche, a volte emerge una storia diversa, che rivela che quella che sembra ansia è in realtà rabbia repressa.

Quando la rabbia non è ammessa

Nella nostra cultura, la rabbia ha una cattiva reputazione. Fin da piccoli, ci viene insegnato che è sbagliato arrabbiarsi. Ci viene inculcata l’idea che arrabbiarsi equivalga a perdere il controllo, a cercare guai o addirittura a essere una “cattiva persona”.

Al contrario, si lodano la calma, un sorriso educato e l’autocontrollo, anche se questo “controllo” significa ingoiare ciò che infastidisce e offende. Il messaggio implicito è chiaro: “arrabbiarsi è sbagliato, esprimere la rabbia è ancora peggio”.

Il problema è che le emozioni non hanno un interruttore. Non scompaiono perché decidiamo di ignorarle o perché le riteniamo inappropriate. La rabbia non espressa non evapora; si accumula. E quando non riesce a trovare uno sfogo, cerca altri modi per manifestarsi. Uno dei più comuni è l’ansia.

Rabbia e ansia: due facce dello stesso circuito neuropsicologico

Da una prospettiva psicofisiologica, rabbia e ansia innescano la stessa risposta: attivano il sistema nervoso simpatico. Aumentano la frequenza cardiaca, accelerano la respirazione e preparano il corpo all’azione. Entrambe attivano la risposta di attacco o fuga.

La differenza tra ansia e rabbia, quindi, non risiede tanto nei sistemi fisiologici coinvolti, quanto nella direzione dell’energia.

  • La rabbia spinge verso l’esterno: ci spinge a stabilire dei limiti, a difenderci o a dire “basta!”
  • L’ansia si rivolge verso l’interno: ci spinge ad anticipare, rimuginare, controllare o evitare.

Quando la rabbia non può essere espressa perché è malvista o non possiamo liberarla per qualsiasi altro motivo, quell’energia psicologica rimane bloccata. In altre parole, la risposta di attacco o fuga rimane attivata, ma senza alcuna azione possibile.

PER TE  Curare l’ansia con la realtà virtuale

Il risultato è uno stato di attivazione cronica senza rilascio, che diventa il terreno fertile per l’ansia.

Il costo della repressione della rabbia: persone “calme” che vivono in costante allerta

Secondo i ricercatori della Stanford University, inibire le emozioni negative non riduce l’eccitazione fisiologica; al contrario, la mantiene e persino la intensifica. In altre parole, apparire calmi esteriormente non significa esserlo interiormente.

I tentativi di reprimere la rabbia in realtà aumentano la sensibilità al dolore perché amplificano la percezione delle qualità irritanti e frustranti della sofferenza, come ha scoperto un altro esperimento pubblicato sulla rivista Emotion.

Nel tempo, questa attivazione fisiologica ed emotiva sostenuta si traduce in sintomi ben noti:

  • Tensione muscolare costante
  • Irritabilità “senza apparente motivo”
  • Stanchezza emotiva
  • Sensazione di essere sempre “in guardia”

Non è un caso che molte persone mi descrivano la loro ansia dicendo: “non so cosa c’è che non va in me, ma sono sempre teso” oppure “sono sempre nervoso, come se stesse per succedere qualcosa di brutto”. Quando si approfondisce questo aspetto, spesso emerge una storia di confini superati, bisogni ignorati e rabbia repressa che non ha mai trovato le parole giuste per esprimersi.

Non sorprende quindi che uno dei profili più comuni di una persona ansiosa sia quello di una persona apparentemente calma, responsabile e accomodante. Una persona che evita i conflitti, si adatta e capisce tutti… tranne se stessa. Non urla, non esplode e non si arrabbia “davvero”. O meglio, non è che non si arrabbi, è che non si permette di esprimerla. Ecco perché vive con un’ansia silenziosa.

La scienza conferma ciò che si evince dalle sedute psicologiche quasi quotidianamente. Uno studio condotto presso l’Ospedale Universitario di Bonn ha scoperto che le persone con disturbo d’ansia sociale tendono anche ad avere alti livelli di rabbia come tratto distintivo.

Come si trasforma la rabbia repressa in ansia?

Reprimere la rabbia è associato a un maggiore disagio psicologico. I ricercatori di Tokyo hanno scoperto che reprimere la rabbia è direttamente correlato a un aumento dello stress e dell’ansia percepiti.

Ovviamente, la trasformazione della rabbia in ansia non è solitamente un processo consapevole. Nessuno si sveglia un giorno pensando: “trasformerò la mia rabbia in ansia”. Ciò che accade è più sottile:

  1. Qualcosa ti dà fastidio o ti ferisce
  2. Arrabbiarsi “non è un’opzione”
  3. L’emozione è inibita
  4. Il corpo rimane attivato
  5. Compaiono disagio, preoccupazione e tensione
PER TE  Il periodo più stressante della vita, secondo la scienza

Col tempo, si dimentica la rabbia originaria e si riconosce solo l’ansia. Così, la causa emotiva rimane sepolta sotto strati di repressione.

Incanalare la rabbia per liberare l’ansia

Attenzione: non tutta l’ansia deriva dalla rabbia repressa. Esiste anche l’ansia “pura e semplice”. Ma capire che una parte dell’ansia potrebbe essere causata dalla rabbia repressa può cambiare radicalmente il modo in cui la si affronta.

Non si tratta più solo di rilassarsi, fare respiri profondi, meditare o cercare di placare la mente ansiosa, ma di riconnettersi con emozioni legittime che a un certo punto hai messo a tacere. Si tratta di ampliare la propria prospettiva per vedere oltre ciò che presumibilmente scatena la tua ansia.

Si tratta di capire che l’ansia non è sempre un segno di debolezza; a volte è una forza repressa . E imparare ad ascoltare quella forza, a esprimerla a parole e a darle una sana valvola di sfogo potrebbe essere uno dei passi più importanti verso il tuo benessere emotivo.

Quando ciò accade, quando la rabbia viene finalmente riconosciuta, le sue funzioni vengono comprese appieno e si impara ad ascoltarla e a canalizzarla, molte persone sperimentano qualcosa di sorprendente: l’ansia diminuisce, anche se non ci lavorano direttamente.

E, in fin dei conti, non tutto è ansia (e questa è una buona notizia).

Riferimenti:

Conrad, R. et. Al. (2021) Significance of anger suppression and preoccupied attachment in social anxiety disorder: a cross-sectional study. BMC Psychiatry; 21(1): 116. 

Yamaguchi, A. et. Al. (2015) Effects of anger regulation and social anxiety on perceived stress. Health Psychol Open; 2(2): 2055102915601583. 

Quartana, P. J. & Burns, J. W. (2007) Painful Consequences of Anger Suppression. Emotion; 7(2): 400-414.

Gross, J. J. & Levenson, R. W. (1997) Hiding feelings: The acute effects of inhibiting negative and positive emotion. Journal of Abnormal Psychology; 106(1): 95–103.

Share on Facebook Share on X (Twitter) Share on LinkedIn Share on Telegram Share on WhatsApp Share on Email

Jennifer Delgado Suárez

Psicóloga Jennifer Delgado Suárez

Sono una psicologa (Iscritta al Colegio Oficial de la Psicología de Las Palmas Nr. P-03324) e da molti anni scrivo articoli per riviste scientifiche specializzate in Salute e Psicologia. Il mio desiderio è aiutarti a realizzare esperienze straordinarie. Se desideri sapere di più clicca qui.

Ricevi le novità

Iscrivendoti all'Angolo della Psicologia accetti la nostra Privacy Policy. Ma non ti preoccupare, noi odiamo lo spam quanto te!

Segui leggendo

Andare in terapia non serve solo nei momenti di crisi; ci aiuta anche a capire meglio noi stessi

Il consiglio di Marco Aurelio: preoccupati più del tuo carattere che della tua reputazione

La psicologia spiega perché lamentarsi del caldo lo rende ancora più insopportabile

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Barra laterale primaria

Articoli recenti

  • Andare in terapia non serve solo nei momenti di crisi; ci aiuta anche a capire meglio noi stessi
  • Il consiglio di Marco Aurelio: preoccupati più del tuo carattere che della tua reputazione
  • La psicologia spiega perché lamentarsi del caldo lo rende ancora più insopportabile
  • Sei sicuro che le persone difficili ti rendano la vita un inferno? Ecco 3 vantaggi inaspettati nel relazionarsi con loro
  • Perché conserviamo oggetti che non usiamo più? Ecco 5 ragioni psicologiche

Footer

Contatto

jennifer@intextos.com

Las Palmas, Spagna

Angolo della Psicologia

Blog di Psicologia: Articoli sulla salute mentale e la crescita personale, tecniche psicologiche, studi sul cervello e libri di Psicologia.

Seguici

  • Facebook
  • Instagram
  • LinkedIn
  • Twitter

© Copyright 2010-2024 Angolo della Psicologia · Tutti i diritti sono riservati · Politica dei Cookies · Disclaimer e Privacy · Pubblicità · Processo Editoriale