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Effetto Zeigarnik, ricordare più cose contemporaneamente

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Aggiornato: 02/08/2024 da Jennifer Delgado | Pubblicato: 16/12/2010

Effetto Zeigarnik
 
 
 
Quante volte ci capita di non poter lasciare una attività fino a quando no la si è terminata? Quante volte ci è capitato di dimenticarci di qualcosa appena questo a smesso di esserci utile? La risposta a queste domande si trova nell’effetto Zeigarnik.
 
Come sia sorta questa teoria è una delle storie più curiose della Psicologia. L’idea la ebbe originalmente la psicologa Bluma Zeigarnik, mentre si trovava a cena in un ristorante viennese. In quel preciso istante la sua attenzione fu colta da un fenomeno particolare: il cameriere poteva ricordare un numero apparentemente infinito di ordini fatti dai commensali ma una volta serviti i piatti si dimenticava di ciò che aveva servito.
 
Così, Zeigarnik introdusse come ipotesi che un compito non portato a termine crei una tensione psichica che facilita e motiva il proposito di completare l’attività e impedisce alla mente di concentrarsi in altri processi cognitivi.
 
Il perdurare nella memoria dell’attività incompleta sarebbe l’effetto collaterale di questa “ansia di terminare”.
 
Nel 1927 Zeigarnik fece un esperimento con dei volontari ai quali sottopose 22 compiti, alcuni dei quali venivano completati mentre altri restavano in sospeso. Quando venne chiesto loro di ricordare i compiti si vide che ricordavano due volte meglio quelli che restavano incompleti.
 
Questo effetto sarebbe l’equivalente della legge della chiusura di Gestalt: linee e forme incomplete sono percepite dal cervello come linee continue e forme chiuse, tale è il caso del triangolo di Kanizsa che si può osservare nella figura all’inizio di questo articolo. Tutti vediamo un triangolo bianco centrale quando realmente tale figura non esiste.
 
L’effetto Zeigarnik spiega l’incapacità di alcuni nell’interrompere un’attività fino a che non l’abbiamo terminata o l’incapacità di fare varie cose contemporaneamente; sembra che le persone siano tendenzialmente portate ad affrontare un’attività sulla quale concentrano tutte le loro risorse cognitive.
 
Chissà, forse l’applicazione più estesa e conosciuta di questo effetto è quella utilizzata dai media dove si lasciano le scene in sopeso per potersi assicurare l’audience il giorno dopo.
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Jennifer Delgado Suárez

Psicóloga Jennifer Delgado Suárez

Sono una psicologa (Iscritta al Colegio Oficial de la Psicología de Las Palmas Nr. P-03324) e da molti anni scrivo articoli per riviste scientifiche specializzate in Salute e Psicologia. Il mio desiderio è aiutarti a realizzare esperienze straordinarie. Se desideri sapere di più clicca qui.

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