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Le 5 fasi che attraversa il tuo cervello, secondo i neuroscienziati

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fasi del cervello

Il cervello subisce numerose trasformazioni nel corso della vita. Infatti, se potessimo osservarlo, non vedremmo una semplice curva di crescita e declino, ma qualcosa di più simile a una serie di riconfigurazioni strategiche. In ogni fase della vita, il cervello modifica le priorità, rafforzando alcune capacità e “sacrificandone” altre, il che influenza direttamente il nostro modo di pensare, il modo in cui prendiamo decisioni, il modo in cui regoliamo le nostre emozioni e, in definitiva, il modo in cui rispondiamo e ci adattiamo alla realtà.

Di recente, i neuroscienziati dell’Università di Cambridge hanno confermato questa idea scoprendo che il cervello attraversa cinque fasi principali, dalla prima infanzia alla vecchiaia avanzata.

Le fasi del cervello durante il suo sviluppo

Questi ricercatori hanno analizzato le risonanze magnetiche di oltre 3.800 persone di età diverse, dai neonati ai novantenni. Grazie a queste immagini, sono stati in grado di mappare le reti che collegano le diverse regioni del cervello. Hanno scoperto che la struttura cerebrale si evolve attraverso cinque fasi principali, delimitate da quattro “punti di svolta” che segnano il momento in cui il cervello subisce una significativa riorganizzazione.

Prima fase: crescita e connessione

Si estende dalla nascita fino a circa 9 anni, momento in cui avviene una svolta significativa, segnando il passaggio all’adolescenza. Questo è un periodo critico per lo sviluppo del cervello, poiché si gettano le basi per tutte le future competenze cognitive, emotive e sociali.

Durante l’infanzia, il cervello si modella man mano che le reti neurali si consolidano. Infatti, i neonati generano un numero enorme di sinapsi (i punti di comunicazione tra i neuroni), ma col tempo mantengono solo le connessioni più attive, eliminando le altre, un processo noto come potatura sinaptica.

Durante questi anni, il cervello segue un modello di costante riconnessione. Contemporaneamente, sia la materia grigia che quella bianca crescono significativamente. La materia grigia, che ospita i corpi cellulari dei neuroni, si espande e rafforza le aree responsabili delle funzioni motorie, sensoriali e cognitive di base. La materia bianca, composta da fibre mieliniche che facilitano la comunicazione tra queste regioni, si sviluppa rapidamente, aumentando la velocità e l’efficienza delle trasmissioni neuronali.

Durante questo periodo, lo spessore corticale raggiunge i suoi massimi livelli e le pieghe della corteccia cerebrale si stabilizzano, formando la struttura che manterrà gran parte della sua organizzazione per tutta l’età adulta. Ciò consente alle capacità cognitive, come la memoria di lavoro, l’attenzione sostenuta e il ragionamento logico, di consolidarsi rapidamente.

Tuttavia, questo periodo rappresenta anche un momento di vulnerabilità, poiché gli squilibri nella connettività o nella potatura sinaptica aumentano il rischio che si manifestino alcuni disturbi dello sviluppo, come difficoltà di apprendimento o problemi di regolazione emotiva.

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Seconda fase: aumento dell’efficienza

Questa fase si estende dall’adolescenza (intorno ai 9 anni) alla prima età adulta (fino a circa 32 anni). Questa fase è caratterizzata dalla continua crescita della sostanza bianca, il tessuto che collega le diverse regioni cerebrali, rafforzando le vie di comunicazione tra aree corticali e sottocorticali. Questo sviluppo consente alle informazioni di viaggiare più velocemente e in modo più coordinato, con conseguente maggiore efficienza cognitiva e una superiore capacità di integrare più processi simultaneamente.

Infatti, le scansioni MRI mostrano un movimento più ordinato nei tessuti, che riflette connessioni più forti e coordinate. Pertanto, questo periodo è caratterizzato da una maggiore efficienza nella trasmissione del segnale, sia all’interno di ciascuna regione che nell’intero cervello.

Di conseguenza, le abilità cognitive complesse, come la pianificazione, il processo decisionale, il ragionamento astratto e la memoria di lavoro, raggiungono il loro massimo rendimento in questa fase.

Una caratteristica distintiva di questa fase è l’aumento dei cosiddetti percorsi brevi, che rappresentano i percorsi più diretti attraverso cui le informazioni neurali possono completare un processo o un compito specifico. Questi percorsi ottimizzati riducono il numero di connessioni necessarie per eseguire un’attività, diminuendo la “distanza” che i segnali devono percorrere e aumentando la velocità e l’accuratezza dell’elaborazione.

Nel complesso, la seconda fase riflette un cervello che, dopo anni di crescita e connessione durante l’infanzia, raggiunge ora la sua massima efficienza funzionale, combinando velocità, coordinazione e capacità di risolvere problemi complessi.

Terza fase: stabilità e compartimentazione

All’inizio dei trent’anni, si verifica un’altra trasformazione e il cablaggio cerebrale viene riconfigurato nella sua forma adulta. Questa è la fase più lunga dello sviluppo cerebrale, che dura più di tre decenni. È anche la più stabile rispetto alle fasi precedenti, al punto che alcuni parlano di una sorta di “stagnazione” nell’intelligenza e nella personalità.

Tuttavia, il cervello raggiunge effettivamente un equilibrio funzionale che garantisce prestazioni relativamente stabili nella maggior parte dei compiti cognitivi. Questa relativa stabilità non implica inattività, poiché il cervello continua a ottimizzare le proprie risorse e mantiene la capacità di elaborare le informazioni in modo efficiente, sebbene i cambiamenti strutturali siano meno evidenti rispetto alle fasi iniziali.

Infatti, uno degli aspetti più rilevanti di questa fase è la crescente compartimentazione delle reti cerebrali. Diverse regioni iniziano a funzionare in modo più differenziato e specializzato, consentendo ad alcune aree di concentrarsi su funzioni specifiche senza inutili interferenze da parte di altre parti del cervello. Questa segregazione facilita la precisione in compiti complessi e contribuisce al consolidamento delle competenze cognitive, sociali ed emotive acquisite durante la giovinezza.

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Quarta fase: transizione

Intorno ai 66 anni si verifica un altro punto di svolta, sebbene molto più sottile in quanto non comporta drastici cambiamenti strutturali. Tuttavia, segna l’inizio di una fase nota come “invecchiamento precoce“, in cui si verificano importanti cambiamenti nell’organizzazione delle reti cerebrali.

In sostanza, la connettività inizia a diminuire con la degenerazione della materia bianca. Poiché la materia bianca funge da sistema di “cablaggio” del cervello, man mano che le sue connessioni si deteriorano, la trasmissione delle informazioni diventa più lenta e meno efficiente. Questo può tradursi in una maggiore difficoltà nello svolgimento di compiti che richiedono agilità mentale, multitasking o continui cambiamenti di attenzione.

Questa riorganizzazione delle reti cerebrali spiega anche perché, durante questo periodo, aumenta la vulnerabilità a determinate condizioni neurologiche e cognitive. Ciò non significa che queste patologie siano inevitabili, ma significa che il cervello diventa più sensibile a fattori come lo stress cronico, la mancanza di stimolazione cognitiva, uno stile di vita sedentario e problemi cardiovascolari. Pertanto, questa fase è cruciale dal punto di vista preventivo.

Quinta fase: diminuzione della connettività globale e della dipendenza regionale

La svolta definitiva avviene intorno agli 83 anni. Sebbene i dati su questa fase siano più limitati, i neuroscienziati hanno scoperto uno schema chiaro: il cervello perde connessioni a livello globale e inizia a fare affidamento maggiormente su regioni specifiche.

Questa fase, chiamata “invecchiamento tardivo“, non comporta solo una progressiva perdita di neuroni o di volume cerebrale, ma anche una riorganizzazione delle reti per affidarsi maggiormente a circuiti locali e regioni specifiche che hanno dimostrato di essere più efficienti nel corso della vita.

In pratica, ciò si traduce in un’elaborazione meno distribuita e più focalizzata, che può comportare una maggiore lentezza cognitiva complessiva, ma anche la relativa conservazione di competenze consolidate, come conoscenze acquisite, routine e risposte emotive stabili. Questo modello riflette una strategia adattiva del cervello che invecchia, che dà priorità all’efficienza delle risorse e alla specializzazione funzionale rispetto all’ampia connettività tipica delle fasi iniziali.

In definitiva, comprendere lo sviluppo del cervello nelle diverse fasi della vita non è solo una questione di curiosità scientifica, ma uno strumento pratico per la cura di sé cognitiva. Sapere quali funzioni si rafforzano e quali diventano più vulnerabili ci permette di adeguare le nostre aspettative, abitudini e stili di vita a ogni fase. In questo modo, possiamo adottare strategie più efficaci per proteggere la salute del cervello e mantenere l’indipendenza il più a lungo possibile.

Fonte:

Mousley, A. et. Al. (2025) Topological turning points across the human lifespan. Nature Communications; 16 (1): 10055.

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Jennifer Delgado Suárez

Psicóloga Jennifer Delgado Suárez

Sono una psicologa (Iscritta al Colegio Oficial de la Psicología de Las Palmas Nr. P-03324) e da molti anni scrivo articoli per riviste scientifiche specializzate in Salute e Psicologia. Il mio desiderio è aiutarti a realizzare esperienze straordinarie. Se desideri sapere di più clicca qui.

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