• Passa al contenuto principale
  • Passa alla barra laterale primaria
  • Passa al piè di pagina

Angolo della Psicologia

Blog di Psicologia

  • Chi scrive
  • Argomenti di Psicologia
  • Libri di Autoaiuto
  • Pubblicità
Home » Psicologia Infantile » 3 atteggiamenti degli adulti che rovinano il gioco dei bambini

3 atteggiamenti degli adulti che rovinano il gioco dei bambini

Share on Facebook Share on X (Twitter) Share on LinkedIn Share on Telegram Share on WhatsApp Share on Email

Aggiornato: 28/12/2023 da Jennifer Delgado | Pubblicato: 09/01/2020

giochi dell'infanzia

Noi adulti abbiamo dimenticato come si gioca. E abbiamo dimenticato l’enorme soddisfazione generata dal gioco. In una società ossessionata dai risultati e dalla produttività, il gioco non trova posto. Ecco perché non è strano che gli adulti finiscano per rovinare il gioco dei bambini, eliminando tutti quei componenti che lo rendono così speciale e importante.

In che modo gli adulti rovinano il gioco dei bambini?

1. Dirigendo il gioco

Uno degli errori principali che commettono gli adulti è dirigere il gioco dei bambini. Gli adulti si trasformano in arbitri determinando ciò che è giusto e sbagliato nel gioco, dettano le regole e si assicurano che i bambini le rispettino. In questo modo finiscono per assumere il ruolo di direttore d’orchestra, facendo suonare i bambini al ritmo stabilito.

Il problema è che il gioco direttivo, quello in cui devono essere seguite una serie di regole precise, non lascia spazio alla spontaneità e non offre le stesse opportunità di sviluppo ai bambini. Il gioco non è una semplice attività ricreativa con la quale i bambini si intrattengono e passano il tempo, ma consente loro di sviluppare abilità che saranno essenziali nella vita adulta. Se i bambini giocano continuamente sotto il controllo degli adulti, le opportunità di crescere e maturare diminuiranno.

PER TE  5 studi psicologici che tutti i genitori dovrebbero conoscere

2. Intervenendo nel gioco ogni volta che succede qualcosa

Negli ultimi decenni la tendenza iperprotettiva dei genitori è cresciuta a dismisura, quindi non sorprende che anche chi lascia ai propri figli la libertà di giocare, continua comunque a monitorare da vicino l’attività per intervenire di fronte al minimo problema. In qualità di genitori elicottero, si lanciano ad “aiutare” i bambini per risolvere i problemi.

Ma a meno che la sicurezza dei bambini non sia chiaramente a rischio, gli adulti dovrebbero intervenire il meno possibile nelle interazioni dei bambini. È normale che sorgano attriti e conflitti durante il gioco, ma i bambini devono risolverli tra loro – o almeno dovremmo lasciarli provare. Solo allora svilupperanno le capacità di risoluzione dei conflitti di cui avranno bisogno nella vita adulta, impareranno a cedere, svilupperanno l’autocontrollo e abbandoneranno la posizione egocentrica.

3. Pretendendo risultati nel gioco

Il lato positvo del gioco libero è che non vi sono risultati da raggiungere. I bambini non dovrebbero essere produttivi o raggiungere una meta, ma piuttosto giocare per il piacere di farlo. Questo tipo di gioco promuove lo stato di “piena partecipazione” a cui fanno riferimento Abraham Maslow e Mihaly Csikszentmihalyi. Si tratta di uno stato di flusso e attenzione rilassata che garantisce esperienze ottimali e dà libero sfogo all’io.

PER TE  Il Barattolo della Calma: Una tecnica che tutti i genitori dovrebbero conoscere

Quando gli adulti trasmettono ai bambini delle aspettative rispetto ai risultati del gioco, soffocano automaticamente quella spontaneità. Il gioco cessa di essere un’attività gratuita per concentrarsi su un obiettivo, e questo elimina gran parte del divertimento che dovrebbe generare. Se gli adulti correggono i presunti errori dei bambini durante il gioco, specialmente nel gioco artistico, stanno trasmettendo le loro aspettative e l’idea che il risultato conti più del processo. Così facendo, snaturano di molto l’essenza del gioco.

Giocare non è un’attività ma uno stato mentale

“L’opposto del gioco non è il lavoro, è la depressione“, scrive lo psichiatra Stuart Brown, che da alcuni decenni lavora con persone che hanno cercato di suicidarsi. In effetti, giocare non è un’attività ma uno stato mentale al quale non dovremmo rinunciare nell’età adulta.

Giocare significa riscoprire il piacere di esplorare e stupirsi delle cose più semplici, recuperare la spontaneità, sbarazzarsi delle idee preconcette e liberarsi della pressione per ottenere dei risultati. Significa anche arrendersi completamente all’esperienza, senza aspettative, liberando la mente in modo che possa trovare nuove risposte o semplicemente porre nuove domande.

Ricordiamoci che non smettiamo di giocare perché invecchiamo, ma invecchiamo perché smettiamo di giocare. Pertanto, non dobbiamo solo assicurarci di non ostacolare il gioco dei bambini, ma di recuperarlo noi stessi, per il bene della nostra salute mentale.

In ogni caso, il modo migliore di controllare il gioco dei bambini è mantenere una presenza discreta in secondo piano, intervenendo solo quando è essenziale per dare suggerimenti che li aiutino a crescere.

Share on Facebook Share on X (Twitter) Share on LinkedIn Share on Telegram Share on WhatsApp Share on Email

Jennifer Delgado Suárez

Psicóloga Jennifer Delgado Suárez

Sono una psicologa (Iscritta al Colegio Oficial de la Psicología de Las Palmas Nr. P-03324) e da molti anni scrivo articoli per riviste scientifiche specializzate in Salute e Psicologia. Il mio desiderio è aiutarti a realizzare esperienze straordinarie. Se desideri sapere di più clicca qui.

Ricevi le novità

Iscrivendoti all'Angolo della Psicologia accetti la nostra Privacy Policy. Ma non ti preoccupare, noi odiamo lo spam quanto te!

Segui leggendo

La carenza di colina nel cervello scatena l’ansia: come si può risolvere questo problema?

Come possiamo relativizzare i problemi con una semplice domanda?

5 abitudini che distruggono la tua autostima e come correggerle

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Barra laterale primaria

Articoli recenti

  • La carenza di colina nel cervello scatena l’ansia: come si può risolvere questo problema?
  • Come possiamo relativizzare i problemi con una semplice domanda?
  • 5 abitudini che distruggono la tua autostima e come correggerle
  • Formazione per psicologi: perché la laurea non segna la fine dell’apprendimento?
  • Chi parla della vita degli altri lo fa perché non ha una vita propria, o non gli piace averla

Ricevi le novità

Disclaimer e Privacy

Iscrivendoti all'Angolo della Psicologia accetti la nostra Privacy Policy ma non ti preoccupare, noi odiamo lo spam quanto te!

Footer

Contatto

jennifer@intextos.com

Las Palmas, Spagna

Angolo della Psicologia

Blog di Psicologia: Articoli sulla salute mentale e la crescita personale, tecniche psicologiche, studi sul cervello e libri di Psicologia.

Seguici

  • Facebook
  • Instagram
  • LinkedIn
  • Twitter

© Copyright 2010-2024 Angolo della Psicologia · Tutti i diritti sono riservati · Politica dei Cookies · Disclaimer e Privacy · Pubblicità