• Passa al contenuto principale
  • Passa alla barra laterale primaria
  • Passa al piè di pagina

Angolo della Psicologia

Blog di Psicologia

  • Chi scrive
  • Argomenti di Psicologia
  • Libri di Autoaiuto
  • Pubblicità
Home » Comunicazione Efficace » Non dire cose che non puoi ripetere quando sei calmo

Non dire cose che non puoi ripetere quando sei calmo

Share on Facebook Share on X (Twitter) Share on LinkedIn Share on Telegram Share on WhatsApp Share on Email
impulsività verbale

Ti è mai capitato di dire qualcosa in un momento di rabbia o frustrazione e, un minuto dopo, di volerti rimangiare le parole? È successo a tutti noi (sì, anche agli psicologi).

Potrebbe essere stata un’osservazione infelice nata dalla frustrazione, una recriminazione ingiusta nel vivo di una discussione o una generalizzazione devastante in un momento di tristezza o angoscia. L’impulsività verbale è uno dei nostri nemici.

L’oltraggio di cui poi ci siamo pentiti

L’impulsività è un meccanismo cerebrale automatico. Quando ci sentiamo attaccati, frustrati o nervosi, il nostro sistema limbico (la parte emozionale del cervello) si attiva e prende il sopravvento. La corteccia prefrontale, l’area responsabile del ragionamento e del controllo degli impulsi, passa temporaneamente in secondo piano. Subisce quello che è noto come “sequestro emozionale“. In altre parole, prima parliamo, poi pensiamo.

Quando siamo troppo coinvolti emotivamente, la nostra percezione si restringe: vediamo minacce dove non ce ne sono, esageriamo gli errori altrui e il sarcasmo ci sfugge, brandendolo come una spada per autodifesa. Il giorno dopo, o anche il minuto dopo, la frase che abbiamo pronunciato ci sembra ridicola o addirittura offensiva.

Se all’intensità emotiva aggiungiamo lo stress e la stanchezza quotidiani, diventa ancora più probabile che diremo cose di cui poi ci pentiremo, semplicemente perché è più difficile trattenerci per rispondere in modo ponderato e calmo.

In quello stato, il nostro cervello ha meno risorse a disposizione per valutare le conseguenze delle nostre parole. Questo è confermato da una ricerca condotta presso l’Università di Kyushu,  che ha scoperto che gli stati emotivi intensi portano effettivamente a una minore attivazione della corteccia prefrontale, spingendoci ad agire impulsivamente.

PER TE  Facebook, X-Twitter, Linkedin: i profili nei socialnetwork sono reali?

Il pericolo delle parole pronunciate a caldo

Le conseguenze di questi sfoghi verbali sono duplici. Da un lato, possiamo ferire gli altri, a volte profondamente. Dall’altro, danneggiamo le nostre relazioni, a volte in modo irreversibile.

Le parole pronunciate non possono essere cancellate, il che rende molto difficile ritrattarle. Possiamo scusarci, ma la ferita inflitta da un’osservazione offensiva può rimanere impressa nella nostra memoria e spesso si inasprisce nelle discussioni successive, riemergendo sotto forma di recriminazioni, risentimento o sfiducia.

Inoltre, l’impulsività verbale crea spesso un effetto valanga molto difficile da controllare. Quando diciamo qualcosa di spiacevole, l’altra persona si difende e noi passiamo all’attacco. Di conseguenza, quello che avrebbe potuto essere un piccolo disaccordo finisce per trasformarsi in una discussione di proporzioni epiche.

Uno studio condotto presso l’Università di St Andrews lo conferma, dimostrando che l’aumento delle emozioni negative aumenta la probabilità di impulsività verbale, che a sua volta innesca una risposta difensiva nell’altra persona. E tutto questo perché non ci si prende qualche secondo per respirare prima di parlare.

Pertanto, parlare senza filtri può far degenerare le discussioni e portare a ferite emotive difficili da guarire. E questo non accade solo nelle relazioni sentimentali, ma anche sul lavoro, con gli amici e in famiglia.

PER TE  Abilità sociali: alcune tecniche per migliorarle

Come controllare l’impulsività verbale con una semplice domanda?

Esistono innumerevoli tecniche psicologiche per controllare la rabbia e l’impulsività, dalla creazione di una distanza emotiva tramite il “time out” al tentativo di diventare un osservatore esterno. Tuttavia, quando le cose stanno per sfuggire di mano, esiste una scorciatoia più semplice ed efficace: fermarsi e chiedersi: “direi questo se fossi calmo?”

  • Fai una pausa e respira. Sembra semplice, ma fare un respiro profondo prima di rispondere dà alla corteccia prefrontale il tempo necessario per riprendere il controllo. Anche un paio di secondi possono fare una grande differenza perché calmano il cervello e riducono l’impulsività.
  • Ripassa mentalmente quello che stai per dire. Prima di parlare, ripeti mentalmente quello che stai per dire e chiediti onestamente: “potrei ripeterlo domani, quando sarò calmo?” Se la risposta è no, è meglio riformulare la frase.

Non si tratta di diventare monaci tibetani o di mettere a tacere tutti i nostri pensieri, ma piuttosto di imparare a rispondere invece di reagire, scegliendo le parole con più attenzione ed essendo consapevoli del loro impatto. A lungo termine, questo si tradurrà in maggiore equanimità e pace interiore, rendendolo un cambiamento davvero utile.

Riferimenti:

McCurry, A.G. et. Al. (2024) Both partners’ negative emotion drives aggression during couples’ conflict. Commun Psychol; 2(73): 10.1038.

Sohn, J. H. et. Al. (2015) Effect of emotional arousal on inter-temporal decision-making: an fMRI study. J Physiol Anthropol; 34(8): 10.1186.

Share on Facebook Share on X (Twitter) Share on LinkedIn Share on Telegram Share on WhatsApp Share on Email

Jennifer Delgado Suárez

Psicóloga Jennifer Delgado Suárez

Sono una psicologa (Iscritta al Colegio Oficial de la Psicología de Las Palmas Nr. P-03324) e da molti anni scrivo articoli per riviste scientifiche specializzate in Salute e Psicologia. Il mio desiderio è aiutarti a realizzare esperienze straordinarie. Se desideri sapere di più clicca qui.

Ricevi le novità

Iscrivendoti all'Angolo della Psicologia accetti la nostra Privacy Policy. Ma non ti preoccupare, noi odiamo lo spam quanto te!

Segui leggendo

La scomoda verità sull’assertività: l’altra persona ha il diritto di negarsi

Ti senti vuoto dopo aver realizzato un sogno? Forse non è mai stato veramente tuo

Organizzi il carrello della spesa al supermercato o butti dentro tutto? Scopri cosa rivela sulla tua personalità

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Barra laterale primaria

Articoli recenti

  • La scomoda verità sull’assertività: l’altra persona ha il diritto di negarsi
  • Ti senti vuoto dopo aver realizzato un sogno? Forse non è mai stato veramente tuo
  • Organizzi il carrello della spesa al supermercato o butti dentro tutto? Scopri cosa rivela sulla tua personalità
  • Ansia da completamento: perché ti blocchi proprio alla fine?
  • Il tuo corpo parla: autocura somatica per evitare di sovraccaricarti

Footer

Contatto

jennifer@intextos.com

Las Palmas, Spagna

Angolo della Psicologia

Blog di Psicologia: Articoli sulla salute mentale e la crescita personale, tecniche psicologiche, studi sul cervello e libri di Psicologia.

Seguici

  • Facebook
  • Instagram
  • LinkedIn
  • Twitter

© Copyright 2010-2024 Angolo della Psicologia · Tutti i diritti sono riservati · Politica dei Cookies · Disclaimer e Privacy · Pubblicità