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Intestino: il nostro secondo cervello

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Aggiornato: 13/04/2024 da Jennifer Delgado | Pubblicato: 30/07/2013

L'intestino è il secondo cervello

Tutti abbiamo dentro di noi il nostro guru dell’intelligenza emozionale, e questo si trova ne più e ne meno nel nostro intestino. Per quanto improbabile possa sembrare, gli psicologi hanno scoperto che l’apparato intestinale può spiegare perché cerchiamo alcuni alimenti e non altri quando siamo stressati, depressi o ansiosi. 

Scienziati come Michael Gershon, professore di patologia e biologia cellulare all’Università della Columbia, pensano che il nostro intestino funzioni come un secondo cervello e che addirittura
possegga una certa indipendenza rispetto all’attività neuronale. 

Dopo cinque decenni di lavoro in questo campo della ricerca, alcuni scienziati hanno proposto un nuovo termine: “sistema nervoso enterico”, con il quale si indicherebbero le funzioni del sistema intestinale in quanto regolatore del comportamento. Naturalmente, non mancano neppure coloro che considerano l’intestino come un ingranaggio in più del sistema
nervoso autonomo, ma Gershon crede che sia molto di più di questo. Infatti, l’intestino invia segnali direttamente al cervello che influiscono direttamente sui sentimenti di tristezza o sullo stress e addirittura influirebbero sulla memoria, l’apprendimento e sulle decisioni che si prendono. 

Chi propone che l’intestino sia un nostro secondo cervello, si basa nel fatto che è qui che si producono oltre 30 neurotrasmettitori, inclusa la serotonina. Inoltre, si è anche dimostrato che
influendo sull’attività dell’intestino si può migliorare i sintomi della depressione e dell’autismo. 

Come è iniziato tutto questo? Quest’idea è partita dalla scoperta che organismi come alcuni invertebrati, posseggono un unico sistema nervoso che è molto simile al nostro sistema nervoso enterico. Così, i ricercatori hanno ipotizzato che i gangli, i circuiti nervosi e lo stesso
cervello, potrebbero essersi sviluppati a partire da qualcosa di molto più primitivo come l’intestino. Naturalmente, pensare di essere simili ai vermi non è molto simpatico, ma forse quest’idea non è poi così assurda. 

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Gli alimenti e lo stato d’animo 

Tutti sappiamo che gli alimenti influiscono sul nostro stato d’animo, ma solo poco tempo fa si è potuto dimostrare definitivamente questa relazione. Oggi si conosce che alcuni componenti specifici degli alimenti agiscono direttamente sui neurormoni nell’intestino che, in seguito, inviano un segnale al cervello. 

In un esperimento molto curioso i ricercatori hanno ottenuto che i volontari accettassero di venire alimentati attraverso una sonda gastrica che inviava direttamente gli alimenti nello stomaco. Durante il processo si scannerizzava il loro cervello per vedere cosa accadeva. La
differenza stava nel fatto che alcuni ricevettero una soluzione salina mentre altri una mescola di acidi grassi. 

In questo modo i ricercatori hanno potuto riscontrare che appena gli acidi grassi entravano nello stomaco, nel cervello si attivavano le regioni relazionate alle emozioni, si riscontrò in seguito un aumento del flusso sanguigno nel tronco cerebrale e la maggioranza delle zone del sistema
limbico si attivarono. Insomma, i grassi (anche se non sono molto sani) ci fanno sentire più soddisfatti e felici. 

Tuttavia, anche se i neurormoni sono molto potenti, non sono gli unici attori nel rapporto intestino-cervello. Ogni giorno si scoprono nuove evidenze del fatto che i 100 miliardi di batteri che vivono nel nostro intestino fanno molto di più che non semplicemente digerire il cibo. 

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Per esempio, Jane Foster, una neuro scienziata canadese, è convinta che dal momento in cui nasciamo esiste una precisa connessione tra l’intestino e il cervello. Durante l’infanzia, questa
comunicazione gioca un ruolo determinante nella formazione delle connessioni neuronali influendo sulla memoria e gli stati d’animo, dato che indurrebbe dei cambiamenti nell’amigdala (il regolatore centrale della paura), e nell’ippocampo (la regione che controlla la memoria e l’apprendimento). 

Uno degli studi più recenti che offre nuove evidenze sul ruolo che i batteri avrebbero sul nostro stato d’animo, è stato realizzato dalla UCLA. In questo caso si è potuto riscontrare che un tipo specifico di lactobacillus, normalmente contenuto nello yogurt e nel formaggio, altera i recettori del neurotrasmettitore GABA riducendo così l’ansia. 

Ovviamente, questo nostro secondo cervello non è razionale, ma potrebbe aiutarci a prendere delle decisioni dato che ci indica delle risposte basilari. Per questo motivo sentiamo come delle “farfalline” nello stomaco quando siamo di fronte a una persona che ci risulta attraente o proviamo “voltastomaco” quando dobbiamo affrontare una situazione particolarmente spiacevole. Il sistema nervoso enterico sarebbe una risposta molto basilare e ancestrale di fronte alle situazioni della vita quotidiana.

Fonte:

Hurley, D. (2011, Noviembre) Yor backup brain. In: Psychology Today.

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Jennifer Delgado Suárez

Psicóloga Jennifer Delgado Suárez

Sono una psicologa (Iscritta al Colegio Oficial de la Psicología de Las Palmas Nr. P-03324) e da molti anni scrivo articoli per riviste scientifiche specializzate in Salute e Psicologia. Il mio desiderio è aiutarti a realizzare esperienze straordinarie. Se desideri sapere di più clicca qui.

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Interazioni del lettore

Commenti

  1. sarah todd dice

    06/05/2016 alle 3:18 pm

    Potrebbe interessare sapere che esiste un ramo di psicologia denominato “Psicologia del Secondo Cervello” (Second Brain Psychology). Trattasi di un approccio psicologico che integra le funzioni della psiche del Secondo Cervello che ha specifici meccanismi e parametri. Il trattamento dei vari disturbi psicologici, emotivi e comportamentali vengono ricondotti a blocchi nella Memoria Emotiva del Secondo Cervello, la memoria della mente nel Secondo Cervello coinvolta in molti processi basilari della psiche e del comportamento.
    Il libro “L’individuo e la Psicologia del Secondo Cervello”, del fondatore Armando Ingegnieri, ne spiega i concetti cardini. Il libro in inglese è intitolato “You, Me and Second Brain Psychology”.

    Rispondi

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