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Musica e cervello. La relazione nascosta

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Aggiornato: 16/10/2018 da Jennifer Delgado | Pubblicato: 05/05/2010

musica e cervello

È risaputo che la musica ha un effetto commovente sulla nostra psiche ma … cosa accade realmente nel cervello mentre ascoltiamo musica?

Da quando si conosce l’Effetto Mozart (alcune delle composizioni del musicista possono migliorare il ragionamento spazio temporale) molto è stato scoperto sulla relazione musica-cervello.
Non è mia intenzione fare un’analisi esauriente della relazione musica-cervello ma desidero solo offrire alcuni elementi interessanti, e forse anche curiosi, in merito a ciò che accade nel funzionamento del cervello mentre ascoltiamo le note musicali.
-Il cervello non è un semplice ricettore di suoni ma controlla anche la sensibilità dell’udito interno così che spesso modifica, filtra i suoni e li interpreta. Questo fa si che per esempio, nel corso di una festa, nonostante la musica di fondo, possiamo comunque sentire anche le conversazioni.
-Il maggior interesse del cervello si concentra nei cambiamenti e nei contrasti, ed è per questa ragione che un suono monotono termina per non essere percepito, grazie a due fenomeni, l’adattamento dei ricettori e un processo inibitorio chiamato assuefazione.
-La melodia, l’ubicazione dei toni e l’analisi armonica vengono localizzati prevalentemente nell’emisfero destro. Ma … curiosamente, i musicisti professionisti utilizzano maggiormente l’emisfero sinistro nella percezione della melodia, dato che la pratica musicale costante provoca un cambio nella dominanza cerebrale. Così, la percezione della melodia si sposta dall’emisfero destro a quello sinistro.
-Al contrario, la percezione del ritmo ha luogo essenzialmente nell’emisfero sinistro. Ed è per questo che alcune persone hanno una capacità di percezione armonica brillante ma sono incapaci di percepire il ritmo e viceversa.
-Il canto, che implica la musica e il linguaggio, coinvolge entrambe gli emisferi.
-Quando immaginiamo la musica, o la percepiamo in modo molto intenso, si attivano le strutture del sistema limbico, specialmente il talamo, il quale fa in modo che alcune volte percepiamo la musica come viviamo una passione.
-Molti musicisti professionisti posseggono l’area temporale più sviluppata e grande rispetto al resto delle persone. Lo stesso succede con la metà anteriore del corpo calloso che unisce entrambe gli emisferi.
-Un’altra caratteristica curiosa dei musicisti è che coinvolgono un numero minore di regioni cerebrali quando muovono le mani rispetto alle persone normali.
-Esistono anche delle differenze di genero in musica, mentre negli uomini l’emisfero destro è dominante nell’analizzare le sequenze di toni, le donne utilizzano entrambe gli emisferi.
-Esiste un disturbo conosciuto come amusia, o meglio, l’incapacità di comprendere o riprodurre la musica. È causato da lesioni cerebrali della zona temporale.
-Esistono casi speciali di separazione tra musica e linguaggio nel cervello già in tenera età, sono i cosiddetti: “musicisti saggi”, bambini che manifestano deficienze nelle loro capacità linguistiche ma con un udito assoluto, una percezione delicatissima, una capacità enorme di rappresentazione acustica ed una memoria musicale eccezionale. Normalmente si tratta di bambini che hanno subito delle lesioni all’emisfero sinistro.
-Molti compositori soffrivano di ciò che oggi chiamiamo periodi maniaco-depressivi. Curiosamente, le persone che soffrono di questo disturbo normalmente mostrano alti indici di creatività. Si suppone che approssimativamente un terzo di tutti gli scrittori e artisti, così come la metà dei poeti, abbiano sofferto sintomi maniaco-depressivi. A buon intenditore …
– La musica aumenta anche la soglia della percezione sensoriale, così che ascoltare musica può migliorare la vista anche del 25%. Forse, questa relazione potrebbe anche essere la causa della sinestesia, quelle persone che ascoltando musica vedono dei colori.
Senza dubbio, il cammino che porta a conoscere meglio il nostro cervello ci riserva sempre delle sorprese.

Fonti:
Sacks, O. (2007) Musicophilia. Tales of Music and the Brain. New York: Knopf.
Taylor, I. A. & Paperte, F. (1958) Current Theory and Research in the Effects of Music on Human Behavior. The Journal of Aesthetics and Art Criticism, 17 (2): 251-258.

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Jennifer Delgado Suárez

Psicóloga Jennifer Delgado Suárez

Sono una psicologa (Iscritta al Colegio Oficial de la Psicología de Las Palmas Nr. P-03324) e da molti anni scrivo articoli per riviste scientifiche specializzate in Salute e Psicologia. Il mio desiderio è aiutarti a realizzare esperienze straordinarie. Se desideri sapere di più clicca qui.

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