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Home » Psicoterapia » Neuroriabilitazione virtuale: alcuni esempi sorprendenti

Neuroriabilitazione virtuale: alcuni esempi sorprendenti

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Aggiornato: 31/05/2024 da Jennifer Delgado | Pubblicato: 09/02/2012

Neuroriabilitazione virtuale

La creazione di mondi virtuali basandosi nell’innovazione tecnológica offerta dall’era digitale, ha aperto una nuova frontiera nel campo dell’intrattenimento, del divertimento e della conoscenza; tuttavia, alcuni studi recenti segnalano come queste tecnologie potrebbero rappresentare una forma davvero innovativa per la riabilitazione cognitiva in seguito ad un accidente cerebrovascolare, un trauma cranio-encefalico o un qualsiasi tipo di malattia neurologica.

Per sostenere questa idea i ricercatori si sono basati nella teoria secondo la quale la forma cerebrale dello schema corporale delle persone dipende in gran parte dalla consapevolezza di noi stessi, dalla corretta integrazione di una serie di stimoli sensoriali come il tatto, la vista e la percezione dei movimenti dei muscoli. Quando queste fonti non si integrano in modo coordinato, la consapevolezza del proprio corpo può cambiare. Basandosi su questi criteri, Hunter Hoffman dell’HumanInterface Technology Lab dell’Università di Washington, da alcuni anni si dedica a esperimenti con pazienti che hanno sofferto ustioni di vario tipo utilizzando la realtà virtuale durante i procedimenti terapeutici.

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I pazienti sottoposti a questo esperimento indossavano un casco con il quale potevano vivere delle esperienze di realtà virtuale, e in questo modo invece di presenziare al procedimento di cura delle proprie ustioni, permetteva loro di immergersi in un meraviglioso paesaggio nel quale si trovavano in un ambiente invernale con neve e ghiaccio nel quale potevano dedicarsi a diverse attività. Questo, oltre a contribuire a distrarre la loro attenzione, generava in loro una sensazione di freddo che li allontanava dalle sensazioni reali date dalle ustioni. Secondo Hoffman, dopo questa esperienza i pazienti dichiaravano di provare meno dolore. Questo corrobora l’ipotesi che l’assimilazione di un corpo alieno grazie ad un ambiente virtuale inciderebbe sulla consapevolezza del proprio schema corporale.

Va sottolineato che questo tipo di terapia si conosce sotto il nome di: Virtual Reality Immersive e le sue origini risalgono all’uso dell’ipnosi per alleviare il dolore.

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D’altra parte, basandosi in questa stessa teoria, l’Istituto di Neuroscienze di Alicante propone di utilizzare degli arti virtuali per recuperare i circuiti senso-motori danneggiati nei pazienti vittime di accidenti cerebrovascolari o altre patologie; così, il cervello riceve l’informazione visiva di un arto rappresentato virtualmente mentre realizza attività motorie, in modo che inizia a recuperare le connessioni neuronali vincolate al processo. Seguendo questa stessa linea di pensiero, l’Università di Pompeu Fabra, propone un sistema di riabilitazione a partire dall’arto colpito nel mondo virtuale, e il risultato è un programma di riabilitazione molto più indipendente dal riabilitatore, più attivo, divertente e che offre risultati più efficaci.

In questo modo, il mondo del 3D e la realtà virtuale fanno anche loro la loro parte in ambito clinico, mostrando di essere strumenti molto potenti nella riabilitazione neuropsicologica e nel controllo del dolore.

Fonte:

Hunter, G. H. et. Al. (2008) Applications of virtual reality for pain management in burn-injured patients. Expert Rev Neurother; 8(11): 1667-1674.

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Jennifer Delgado Suárez

Psicóloga Jennifer Delgado Suárez

Sono una psicologa (Iscritta al Colegio Oficial de la Psicología de Las Palmas Nr. P-03324) e da molti anni scrivo articoli per riviste scientifiche specializzate in Salute e Psicologia. Il mio desiderio è aiutarti a realizzare esperienze straordinarie. Se desideri sapere di più clicca qui.

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