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Home » Curiosità » Preferisci stare da solo? La scienza spiega perché la tua compagnia ti dà più gioia

Preferisci stare da solo? La scienza spiega perché la tua compagnia ti dà più gioia

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preferire stare soli
La solitudine scelta è molto benefica… (Foto gratuita: Pexels)

Siamo esseri sociali e, forse per questo, nel corso del tempo si è consolidata una narrazione che pochi mettono in discussione: l’idea che se non esci, non hai mille progetti e non sei circondato da amici, sei condannato a una vita di tristezza, noia e isolamento.

Tuttavia, la ricerca psicologica smentisce questa idea: per molte persone, scegliere la solitudine non è sinonimo di privazione. Anzi, è proprio il contrario: la propria compagnia può essere più arricchente, significativa e in grado di regolare le emozioni rispetto alla maggior parte delle interazioni sociali.

La solitudine scelta non è isolamento

Quando parliamo di solitudine, spesso la intendiamo come un concetto unico e unitario, ma non è così. Gli psicologi distinguono tra solitudine imposta e solitudine scelta. Una cosa è scegliere di stare da soli, un’altra è esservi costretti.

Uno studio condotto all’Università di Reading è partito da questa distinzione e ha seguito più di 150 persone per tre settimane. Ogni giorno, i partecipanti dovevano compilare un questionario sul tempo trascorso da soli o in compagnia, oltre a indicare il loro stato d’animo.

In linea generale, hanno scoperto che le persone che trascorrevano più tempo da sole riferivano di sentirsi più sole e meno soddisfatte. Tuttavia, quando sceglievano di stare da sole, tutto cambiava drasticamente. Infatti, coloro che optavano per la solitudine riferivano:

  • Maggiore soddisfazione e senso di realizzazione
  • Meno pressione e stress
  • Maggiore senso di autenticità
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E la cosa interessante è che questi benefici sono cumulativi. Chi ha scelto di trascorrere più tempo da solo si è sentito meno stressato e più soddisfatto della propria vita in generale. 

La qualità della propria compagnia conta – e molto

Jean-Paul Sartre diceva che “se ti senti solo quando sei da solo, sei in cattiva compagnia”. E non aveva torto. Una delle idee più interessanti emerse da questa ricerca è che la qualità della propria compagnia può superare quella offerta da molte interazioni sociali.

Stare da soli, lontani da pressioni e aspettative esterne , con spazio per pensare, riposare o essere più autentici, può essere psicologicamente più nutriente di molte conversazioni superficiali, incontri tesi o interazioni che ci prosciugano emotivamente.

Stare da soli con noi stessi ci permette di ascoltare i nostri bisogni, senza distrazioni esterne. Quando siamo in compagnia di altri, anche di persone che amiamo, adattiamo automaticamente il nostro comportamento, moderiamo le nostre emozioni e diamo priorità alle aspettative altrui. Questo continuo adattamento consuma energia psicologica e può generare stress, anche se l’interazione è piacevole.

Al contrario, stare da soli ci permette di immergerci nel nostro mondo interiore senza filtri, di concederci il permesso di sbagliare o semplicemente di non fare nulla. Questa libertà di stare con noi stessi favorisce l’introspezione, la creatività e la regolazione emotiva: tre ingredienti essenziali per il benessere psicologico.

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La solitudine ci aiuta anche ad apprezzare maggiormente il momento presente. Non dovendo monitorare costantemente le reazioni degli altri, possiamo rilassarci e connetterci con noi stessi o con ciò che stiamo facendo. Pertanto, coltivare il rapporto con noi stessi può essere più rigenerante e arricchente di molte ore di socializzazione superficiale o stressante.

La solitudine non è solo degli “introversi”

Lo studio ha inoltre rivelato che la solitudine non è un “marchio di fabbrica” ​​dell’introversione, come spesso si pensa. Così come molte persone introverse apprezzano le interazioni sociali significative, anche le persone estroverse possono trarre beneficio dalla solitudine volontaria per ricaricarsi e connettersi con se stesse.

Non esiste un equilibrio ideale tra solitudine e socializzazione; ognuno deve trovare il proprio equilibrio ideale, che probabilmente cambierà a seconda della fase della vita. L’importante è prestare attenzione a ciò di cui abbiamo bisogno in un dato momento.

Ci saranno giorni in cui la compagnia degli altri ci rinvigorirà e ci consolerà, ma ce ne saranno altri in cui ciò di cui avremo bisogno sarà una solitudine rigenerante, lontana dai rumori esterni, dalle aspettative del mondo e dai giudizi critici. Nessuna delle due opzioni è intrinsecamente superiore: ciò che conta davvero è la coerenza tra ciò di cui si ha bisogno e ciò che si sceglie.

Fonte:

Weinstein, N. Et. al. (2023) Balance between solitude and socializing: everyday solitude time both benefits and harms well-being. Sci Rep; 13: 21160.

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Jennifer Delgado Suárez

Psicóloga Jennifer Delgado Suárez

Sono una psicologa (Iscritta al Colegio Oficial de la Psicología de Las Palmas Nr. P-03324) e da molti anni scrivo articoli per riviste scientifiche specializzate in Salute e Psicologia. Il mio desiderio è aiutarti a realizzare esperienze straordinarie. Se desideri sapere di più clicca qui.

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