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Prima di criticare pensa a cosa dice di te questa critica

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Aggiornato: 19/02/2024 da Jennifer Delgado | Pubblicato: 30/11/2016

Cosa dicono di te le critiche  che fai
 

La parola “critica”, come molte altre che usiamo tutti i giorni, si è allontanata molto dal suo significato originario. In realtà, deriva dalla radice indo-europea “skribh”, che in origine significava separare e discernere. Più tardi questa parola assunse un significato diverso, più legato alla capacità di prendere una decisione ed esprimere un giudizio. In seguito continuò a evolversi e oggi molte persone gli attribuiscono un significato completamente negativo.

Tuttavia, la critica in sé non è negativa, tutto dipende da come viene fatta. Ci sono critiche che possono aiutare a crescere e critiche che possono distruggere. Quindi, in sostanza, la critica dice anche molto di noi, cioè della persona che critica.

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Niccolò Machiavelli disse che “in generale, gli uomini giudicano più con gli occhi che con l’intelligenza, dato che tutti possono vedere ma pochi capiscono quello che vedono”. Quindi, la critica esprime sempre chi siamo e cosa pensiamo. Attraverso la critica riveliamo i nostri stereotipi e le aspettative, e talvolta anche il nostro umore. In effetti, anche se ben pochi se ne rendono conto, il nostro modo di criticare è una delle espressioni più intime della nostra personalità, attraverso il quale ci mettiamo completamente a nudo davanti all’occhio più sensibile.

Ci sono diversi tipi di critica:

– La critica amichevole. In questo caso la persona che critica è in grado di stabilire un legame emotivo con l’altro, pertanto la sua critica si basa nell’empatia. Il suo scopo è quello di aiutare, proteggere, motivare e/o sviluppare. Questo tipo di critica è legata al concetto greco di “parresia”, che significa parlare con franchezza e libertà per il bene degli altri, anche se questo significa correre qualche rischio. Ovviamente, le persone che usano questo tipo di critica hanno un valore inestimabile e noi dovremmo fare in modo di averle sempre al nostro fianco perché ci aiutano a vedere quello che non possiamo immaginare.

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– La critica “oggettiva”. In questo caso la persona adotta un atteggiamento più indifferente, stabilisce una distanza emotiva e spesso usa argomenti più astratti e impersonali per sostenere la sua opinione. Il problema è che, di solito, l’obiettivo di questa critica è quello di correggere e spesso viene usata come scusa per coprire l’ostilità e l’invidia o per evidenziare la propria superiorità intellettuale e morale. In realtà, molte persone mascherano i propri sentimenti sotto questa apparenza di “oggettività”, che di solito nasconde l’idea che solo loro sono al servizio della verità e della perfezione o sanno come fare bene le cose.

– La critica ostile. In questo caso la persona attacca direttamente attraverso la critica, a prescindere dal danno che può provocare. In realtà, l’obiettivo è quello di respingere, incolpare, screditare o distruggere direttamente. Ma per raggiungere questo obiettivo è possibile utilizzare diverse strategie, e non si tratta sempre di attacchi frontali, così a volte è difficile distinguere queste critiche. In fondo, queste critiche esprimono l’incapacità della persona di mettersi al posto degli altri, gestire le proprie emozioni e relazionarsi da una posizione rispettosa. Ovviamente, è indispensabile imparare a proteggersi da queste critiche, perché possono fare molto male.

Pensa due volte, parla meno

La critica dice sempre di più di chi critica che di chi è criticato perché esprime il modo di vedere il mondo ei propri valori nei rapporti interpersonali. Pertanto, è auspicabile che prima di criticare pensi a cosa diranno di te le parole che vorresti dire e chiediti se è questa l’immagine di te che vuoi coltivare e mostrare al mondo.

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In realtà, puoi utilizzare la critica come strumento per il cambiamento, per imparare a conoscerti meglio e crescere come persona.

1. Analizza cosa motiva questa critica. Se reagisci spesso con critiche acide ed esagerate, probabilmente non stai reagendo a quella specifica situazione o alla persona che hai davanti, ma la tua reazione è piuttosto un riflesso di un problema molto più profondo, dal momento che denota frustrazione, rabbia, delusione e/o insicurezza. Pertanto, il problema non risiede in ciò che stai criticando, ma consiste in qualcosa che è dentro di te e che dovresti risolvere.

2. Mettiti nei panni dell’altro.
Prima di criticare, cerca di metterti al posto dell’altro. Ricorda che è spesso più facile diventare giudice che essere la mano amica che offre aiuto. Cerca di capire perché l’altro ha agito in quel modo. La comprensione e l’empatia diranno molte più cose positive di te che la rabbia e l’intolleranza.

3. Esprimi un parere, non un giudizio. La critica, per evitare che generi un atteggiamento difensivo, deve rimanere un parere e non trasformarsi in un processo. Se ti trasformi in giudice stai solo dimostrando la tua incapacità di essere empatico e la tua arroganza. Non è la stessa cosa dire “quello che hai fatto è inutile” invece che “non mi piace quello che hai fatto”. Nel primo caso si tratta di un giudizio di valore, che è inoltre esagerato, nel secondo caso è solo un’opinione discutibile e, come tale, un’opportunità di crescita per entrambe le parti.

In ogni caso, è sempre meglio criticare meno e aiutare di più, parlare meno e pensare di più, guardare di più dentro di sè piuttosto che puntare il dito verso gli altri.

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Jennifer Delgado Suárez

Psicóloga Jennifer Delgado Suárez

Sono una psicologa (Iscritta al Colegio Oficial de la Psicología de Las Palmas Nr. P-03324) e da molti anni scrivo articoli per riviste scientifiche specializzate in Salute e Psicologia. Il mio desiderio è aiutarti a realizzare esperienze straordinarie. Se desideri sapere di più clicca qui.

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