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Terapia Gestaltica: le questioni pendenti

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Aggiornato: 04/05/2024 da Jennifer Delgado | Pubblicato: 27/12/2012

Terapia Gestaltica

I problemi irrisolti si riferiscono a tutti quei sentimenti o emozioni che restano tuttora pendenti, che non abbiamo saputo esprimere perchè non siamo stati in grado, non abbiamo avuto il coraggio o l’opportunità di farlo quando sono apparsi o quando ci siamo resi conto degli stessi. 

Tutti abbiamo, chi più chi meno, dei problemi irrisolti; con i genitori, gli amici, i figli, il partner o i
colleghi di lavoro. Durante la Terapia Gestaltica, ogni volta che si ottiene di identificare uno di questi problemi pendenti, il terapeuta chiede alla persona di tentare di risolverlo. Come? 

Il modo migliore è programmare un incontro con la persona, utilizzando la tecnica della sedia calda. Tuttavia, va sottolineato che indipendentemente dalla tecnica utilizzata, l’essenziale è che si esprimano apertamente quei sentimenti che la persona non si è azzardata a esprimere in altre occasioni. Quando si tratta di qualcuno che è già scomparso – riferito a persone decedute – innnanzitutto si esprimono le questioni in sospeso che possono avere a che fare con sentimenti aggressivi, affettivi o di altro tipo. 

Una volta espressi i sentimenti, la persona deve dire addio all’altro e chiudere la relazione che manteneva aperta, e che spesso appariva nei suoi sogni, nelle immagini o nei momenti di
dolore, come accade nel caso di alcune somatizzazioni o malinconie. 

Va sottolineato che esistono molte persone che evitano di soluzionare questi problemi irrisolti evitando proprio di terminare la relazione in sospeso e dire addio. Questa elusione affonda le sue radici proprio nel fatto che dicendo addio e chiudendo la relazione si ottengono dei benefici. Così, la persona sola, che vive attaccata al ricordo di una persona amata, evita di sentirsi sola e di compromettersi con altri. Così resta attaccata al ricordo permanente senza liberarsi dello scomparso perchè questo la fa sentire meno sola evitandogli di stabilire nuovi compromessi con la vita e con le nuove persone che potrebbero apparire in futuro. 

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Un’altra delle cause che rendono difficile dire addio, è la paura di provare dolore: il dolore della
separazione, del vuoto e della solitudine. Una delle conseguenze del mantenersi attaccati all’altro sono proprio i sintomi fisici. Alcuni identificano parti del loro corpo con persone che se ne sono andate o che sono decedute. Altri si identificano completamente con persone che sono decedute (addirittura assumendo un aspetto cadaverico, mani fredde, volti pallidi, voci inespressive e movimenti lenti). 

L’altra conseguenza del mantenersi attaccati à l’attitudine autocompassionevole, propensa alla autocommiserazione, che fa sì che ci si mostri lamentosi e colpevolizzanti rispetto alla persona
scomparsa. Esistono alcuni che dicono frasi come: “Se mia madre mi avesse amato di più, la mia vita non sarebbe così disgraziata com’è”, “Se mio marito, mio figlio, o chiunque altro, non fosse morto, non sarei in queste condizioni”… 

Una terza conseguenza si trova nella difficoltà per stabilire relazioni intime con gli altri, l’attaccamento morboso e i pensieri continui verso la persona scomparsa, impediscono di stabilire legami con altri. Le energie che si dovrebbero dirigere verso l’esterno vengono dirette internamente, e la vita resta bloccata in una sorta di attesa di non si sa ben cosa, perchè l’incontro immaginato non arriverà mai. Perls diceva che i risentimenti sono i problemi irrisolti più comuni e importanti, e quelli che più intervengono ad impedire di troncare una relazione o chiudere una situazione. Nello stesso modo, i sensi di colpa suolono essere solitamente risentimenti non espressi. 

Nelle relazioni di coppia è molto comune che dopo un certo tempo, si vadano accumulando i risentimenti e le delusioni non espressi. Così, arriva il momento in cui non ci si può vedere,
sentire e sopportare l’uno con l’altro. È accaduto che la relazione si è andata caricando di questi sentimenti non espressi. 

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Le persone che sono capaci di esprimere in ogni momento ciò che stanno provando e che risolvono le questioni pendenti nello stesso momento in cui queste sorgono, hanno una maggiore capacità di dire addio e possono sopportare meglio il dolore della separazione. 

Per lavorare sulle questioni pendenti con la Terapia Gestaltica, si realizza una sorta di incontro con la persona alla quale il paziente si sente attaccato. Per questo si chiede al paziente di esprimere i sentimenti che prova verso questa persona e che tuttavia non era riuscito ad esprimere: rabbia, dolore, risentimenti, amore…Una volta che la persona sente che non ha più nulla da esprimere, gli si chiede se è pronta a dire addio. Se è così, inizia allora il processo di
commiato. 

Dal tono della voce, dalla postura del corpo e da quanto suonano convincenti le sue parole, possiamo realmente vedere se è pronto a dire addio o meno. A volte, può accadere che restino ulteriori questioni irrisolte e risentimenti non espressi. 

In generale, gli effetti benefici del commiato suolono essere duraturi, e la persona va acquisendo maggiore interesse per la vita e per chi gli sta intorno. L’energia sbloccata esprimendo tutto quello che si tratteneva dentro riempie la persona, la quale rinasce con una nuova vitalità e maggiore creatività. Spesso, è possibile già vederlo nel colore delle guance, nell’espressione dei gesti e nella forma di affrontare la vita e le relazioni. La vita diviene più leggera e aumenta l’interesse per il mondo circostante.

Fonte:

Martín, A. (2006) Manual Práctico de Psicoterapia Gestalt. Bilbao: Desclee de Brouwer.

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Jennifer Delgado Suárez

Psicóloga Jennifer Delgado Suárez

Sono una psicologa (Iscritta al Colegio Oficial de la Psicología de Las Palmas Nr. P-03324) e da molti anni scrivo articoli per riviste scientifiche specializzate in Salute e Psicologia. Il mio desiderio è aiutarti a realizzare esperienze straordinarie. Se desideri sapere di più clicca qui.

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