
I sogni ci affascinano da secoli, sebbene abbiano assunto significati diversi nelle varie culture. Per gli antichi Egizi, erano messaggi degli dèi, un modo privilegiato per anticipare il futuro e comprendere l’invisibile. Per i Greci, invece, potevano essere visite simboliche del mondo divino che richiedevano interpretazione.
Col tempo, quell’aura mistica ha lasciato il posto a una prospettiva più psicologica. Sigmund Freud li interpretava come l’espressione mascherata di desideri inconsci, mentre Carl Jung li concepiva come un linguaggio simbolico connesso ad archetipi universali. Oggi, lungi dallo scomparire, questo interesse rimane vivo nella scienza. Molti neuroscienziati continuano a interrogarsi sulla funzione dei sogni.
In effetti, un recente studio pubblicato sulla rivista Dreaming suggerisce che i nostri sogni funzionano come un complesso spazio di simulazione in cui ci esercitiamo ad affrontare le sfide sociali. La ricerca suggerisce che i sogni non sono immagini casuali, ma piuttosto strutturati attorno agli stessi bisogni fondamentali che sperimentiamo durante il giorno.
Le 3 preoccupazioni ricorrenti attorno alle quali ruotano i nostri sogni
I ricercatori della Coker University hanno reclutato 315 persone di età compresa tra i 18 e i 64 anni, chiedendo loro di descrivere il loro sogno più recente, cercando di ottenere i dettagli più nitidi e precisi possibili. Due esperti hanno poi analizzato ogni racconto onirico e, in caso di disaccordo sull’interpretazione, un terzo esperto è intervenuto per far pendere la bilancia a favore di un terzo.
Hanno quindi scoperto che i 3 temi più frequenti nei sogni erano:
- Autodifesa , che implicava la fuga da pericoli emotivi o aggressioni fisiche. Questa preoccupazione si manifestava in sogni in cui le persone venivano inseguite o dovevano affrontare minacce da parte di un ex partner.
- Lo status , legato ad aspetti come la competenza, il successo o la paura del fallimento, si manifestava nei sogni in cui le persone venivano giudicate da qualcuno, fallivano un esame o non superavano un colloquio di lavoro .
- La cura familiare e il senso di appartenenza sono legati alla necessità di mantenere relazioni stabili e di sentirsi parte di un gruppo o di un luogo. In questi sogni, le persone erano preoccupate di perdere il proprio partner o un altro membro della famiglia, il che indica che preservare i legami esistenti è più importante che instaurarne di nuovi.
“I nostri risultati suggeriscono che i sogni collegano i nostri desideri e le nostre motivazioni più profonde al modo in cui ci relazioniamo con il mondo sociale”, hanno affermato questi ricercatori. In pratica, il nostro cervello dà priorità alla sopravvivenza e alla posizione sociale, anche mentre dormiamo.
Infatti, i ricercatori ipotizzano che i sogni siano uno “spazio di simulazione”, ovvero che il cervello li utilizzi per esercitarsi in vari ruoli sociali e testare diverse risposte. Pertanto, potrebbero aiutarci ad affinare le nostre abilità sociali quando siamo svegli.
A cosa servono i sogni? La teoria della simulazione delle minacce
Questa idea si allinea a una linea di ricerca più ampia nota come “teoria della simulazione della minaccia”, proposta dal neuroscienziato Antti Revonsuo. Secondo questo approccio, i sogni funzionano come un sistema di addestramento evolutivo: il cervello ricrea situazioni potenzialmente pericolose, come inseguimenti, perdite o conflitti, per esercitarsi nelle risposte senza dover pagare il prezzo reale dell’esperienza.
In altre parole, sognare non è un “malfunzionamento” del sistema, ma piuttosto una sorta di laboratorio biologico in cui affiniamo i nostri tempi di reazione e mettiamo alla prova le nostre capacità. Infatti, questo neuroscienziato ha scoperto che i bambini gravemente traumatizzati riferivano un maggior numero di sogni con elementi minacciosi. Si pensava spesso che questo tipo di sogni fosse dovuto al disturbo da stress post-traumatico, ma potrebbero anche essere il modo in cui il cervello testa le strategie per affrontare tali situazioni.
Nel corso del tempo, quest’idea si è estesa dalle minacce fisiche fino a includere anche l’aspetto sociale. Dopotutto, nella vita di tutti i giorni non solo dobbiamo sopravvivere, ma anche essere accettati, sentirci parte di un gruppo e mantenere la nostra posizione al suo interno.
Da questa prospettiva, i sogni iniziano ad assomigliare a un simulatore sociale estremamente sofisticato: un ambiente mentale in cui ci esercitiamo ad affrontare conversazioni difficili, rifiuti, valutazioni o conflitti di status. Non è un caso, infatti, che molti dei nostri sogni ruotino attorno a situazioni come arrivare in ritardo, essere giudicati o perdere l’approvazione di qualcuno di importante.
Indubbiamente, è un’idea affascinante perché i sogni non sarebbero un mondo parallelo scollegato dalla vita quotidiana, ma piuttosto un’estensione di essa sotto forma di simulazione. Sarebbero uno spazio in cui il cervello anticipa scenari, mette alla prova diverse versioni di noi stessi e adatta le strategie senza che ce ne rendiamo conto e, soprattutto, senza subire le conseguenze degli errori. Da questa prospettiva, dormire non significherebbe disconnettersi dal mondo, ma piuttosto continuare ad abitarlo in un’altra forma.
Riferimenti:
Thomas, F.; Andrews, K. & Leavitt, C. (2026) Dreams and fundamental social motives: Evidence from 397 narratives. Dreaming. Advance online publication; 10.1037.
Revonsuo, A. et. Al. (2005) The threat simulation theory of the evolutionary function of dreaming: Evidence from dreams of traumatized children. Conscious Cogn; 14(1): 188-218.



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