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Secondo i neuroscienziati, non si ascolta solo la musica, la si diventa

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Teoria della risonanza neurale

Ricordi quella canzone che ti fa venire la pelle d’oca? O quel ritornello che fa muovere i piedi da soli, o forse quella melodia che ti fa venire le lacrime. I testi che ti confortano quando ti senti triste. Ti sei mai chiesto perché la musica ha così tanta influenza su di te? La spiegazione potrebbe venire dalla teoria della risonanza neurale.

L’enorme e sottovalutato potere della musica

La musica ci aiuta ad affrontare i momenti difficili. È una specie di “cura temporanea” per sentimenti come la tristezza e la nostalgia. Infatti, i neuroscienziati hanno dimostrato che durante il picco di una melodia viene rilasciata dopamina, l'”ormone della felicità”, che genera piacere e motivazione.

Tuttavia, gli effetti psicologici della musica vanno oltre l’umore. Uno studio condotto presso la Bishop’s University ha dimostrato che si tratta di un ottimo strumento anche per combattere il dolore. Le persone che ascoltavano musica hanno riferito di provare meno dolore e di avere una maggiore tolleranza ad esso; cioè, lo tolleravano meglio.

Parte dell’influenza della musica è dovuta al fatto che stimola le aree emozionali del nostro cervello, in particolare l’amigdala, “ingannando” quelle razionali. Ciò gli conferisce un grande potere, poiché è come se parlasse direttamente al nostro lato più istintivo, emotivo e intuitivo.

Ora, però, un gruppo di ricercatori della McGill University ha scoperto un altro motivo per cui la musica è così potente: non solo la ascoltiamo, ma letteralmente diventiamo essa.

Cosa significa “risuonare” o vibrare con la musica?

Secondo questo studio, le nostre esperienze musicali non si basano solo su ciò che sappiamo o ci aspettiamo da una canzone, ma su qualcosa di molto più profondo: la capacità del nostro cervello e del nostro corpo di entrare in risonanza con la musica. Questa idea, supportata da scoperte in ambito neuroscientifico, musicale e psicologico, fa parte della cosiddetta teoria della risonanza neurale.

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Immagina il tuo cervello e il tuo corpo come un insieme di corde vibranti. Quando ascolti la musica, il tuo cervello non interpreta solo i suoni provenienti dall’esterno; le sue “corde” si sincronizzano, si allineano e vibrano al ritmo, seguendo l’armonia. Ciò significa che non ti limiti ad ascoltare una serie di note, ma entri in risonanza con esse.

E non si tratta di una metafora poetica, ma di un processo fisico. Il tuo sistema nervoso, dalle orecchie al midollo spinale, entra in una sorta di danza interna, sincronizzando i ritmi del tuo cervello con il tempo della musica. In altre parole, il tuo corpo “diventa” musica.

Teoria della risonanza neurale, una sinfonia dentro di te

La teoria della risonanza neurale afferma che il cervello segue oscillazioni naturali; cioè modelli ritmici di attività che, in presenza di musica, tendono a seguire il suo ritmo. Questa sincronizzazione non dipende dal fatto che tu sia un musicista professionista o meno. Infatti, una delle scoperte più rivelatrici dello studio è che queste risposte sono presenti in quasi tutte le persone, indipendentemente dalla loro formazione musicale.

Questo spiega perché un bambino che sta appena imparando a parlare si muove istintivamente a ritmo di una canzone. O perché in culture diverse, abituate a generi musicali completamente diversi, le persone sentono ancora il bisogno di ballare o cantare.

Questi neuroscienziati spiegano che “la musica è così potente non solo perché la ascoltiamo, ma perché il nostro cervello e il nostro corpo la incarnano”. Questa scoperta ridefinisce il nostro rapporto con il suono: la musica cessa di essere qualcosa di esterno che ci limitiamo ad ascoltare e diventa un’esperienza profondamente corporea e viscerale.

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Allo stesso tempo, lo studio suggerisce che la musica riflette modelli di risonanza stabili nel nostro cervello che tutti condividiamo. La struttura di una battuta, la progressione armonica di una canzone, il crescendo di una sinfonia… Tutti questi elementi non sono semplici costrutti culturali, come pensavamo in precedenza, ma piuttosto riflessi di come il nostro sistema nervoso è organizzato per percepire e rispondere al mondo.

Pertanto, il ritmo di un tamburo può farti sentire euforico e spingerti a ballare, mentre una dolce ballata ha il potenziale per alleviare l’ansia e favorire il sonno. La musica parla il linguaggio del corpo, non solo dell’orecchio.

E a cosa ti serve questo? Affinché tu scelga consapevolmente la musica che ascolti, perché entrerà profondamente nella tua mente, nel tuo cervello e nel tuo corpo. Non ti limiti ad ascoltare la musica, la diventi letteralmente. Quindi scegli canzoni che ti permettano di viverla e lascia che risuoni in te.

Riferimenti:

Harding, E. E. et. Al. (2025) Musical neurodynamics. Nature Reviews Neuroscience; 26 (5): 293 

Mitchell, L. A. et. Al. (2008) An investigation of the effects of music and art on pain perception. Psychology of Aesthetics, Creativity and the Arts; 2(3): 162-170.

Koelsch, S. & Siebel, W. A. (2005) Towards a neural basis of music perception. Trends in Cognitive Sciences; 9(2): 578-584.

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Jennifer Delgado Suárez

Psicóloga Jennifer Delgado Suárez

Sono una psicologa (Iscritta al Colegio Oficial de la Psicología de Las Palmas Nr. P-03324) e da molti anni scrivo articoli per riviste scientifiche specializzate in Salute e Psicologia. Il mio desiderio è aiutarti a realizzare esperienze straordinarie. Se desideri sapere di più clicca qui.

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