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Suicidio: non voglio vivere!

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Aggiornato: 13/07/2018 da Jennifer Delgado | Pubblicato: 21/09/2010

Disgraziatamente ci sono alcune persone che sono arrivate al punto, nella loro vita, in cui credono che non possono continuare e desiderano abbandonare tutto. Gli esempi di persone famose nella storia sono purtroppo molte: Hemingway, Cleopatra, Seneca, Alfonsina Storni…

Permettetemi quindi di iniziare questa riflessione con una strofa di Benedetti:
          
Come posso credere
Che l’universo é una rovina
Anche se lo é
O che la morte é il silenzio
Anche se lo é.
Come posso credere
Che l’utopia non esista piú
Se tu
Audace / eterna
Se tu / sei la mia utopia.
Cosa ci trasmette questo poema? In primo luogo ci situa nella realtá della vita, questa cruda realtá che attanaglia le persone che pensano al suicidio: il mondo é una rovina e la morte puó rappresentare un fine semplice senza molti fronzoli rispetto all’inesistenza nel nulla peró…
Esiste un utopia, una speranza che ci mantiene vivi, un senso che puó nascondersi in qualsiasi persona, un fatto che basta per abbelire la visione del mondo. Precisamente questa visione é ció che hanno perso le persone che pensano al suicidio, si ritrovano senza piú soluzioni e senza motivazioni per continuare la loro vita.

Quali sono le cause principali che conducono al suicidio?

Sono molto diverse, ma le piú comuni sono: la perdita di una persona amata, l’esistenza di disturbi psicologici presistenti come la depressione maggiore, affrontare un problema molto importante per la persona che peró non possiede le risorse psicologiche per trovarvi una soluzione; ma soprattutto: avere un senso della vita molto limitato. Quelle persone per le quali la ragion di vita é il partner, il lavoro, quando si ritrovano senza questi sentono come che il mondo gli crolla addosso e non sono capaci di rivedere la loro vita per incontrare un nuovo senso, nuovi interessi, nuove motivazioni. Cosí fa capolino una idea di soluzione equivoca: il suicidio.
Victor Frankl nel suo meraviglioso libro: L’uomo in cerca del senso, nel fare riferimento alla sopravvivenza nei campi di concentramento nazisti assicurava che le persone che avevano piú possibilitá di sopravvivere erano coloro per i quali la vita continuava ad avere un senso, erano persone con una ragione per vivere ed a questa si aggrappavano.
Certo é che la migliore prevenzione per il suicidio é quella di avere ben chiaro che porre fine alla vita non rappresenta mai una soluzione, quindi, dovremo concentrarci nel valutare il nostro rango di interessi e motivazioni; é abbastanza ampio questo o ci sentiamo intrappolati nella nostra propria ragnatela? Dovremo inoltre potenziarci come persone: apprendere a chiedere consigli e aiuto, iniziare a tollerare le frustrazioni con l’ottica di trovare in ogni sconfitta una lezione preziosa di vita, saper discernere quando é il momento di perseverare e quando é necessario concentrare i nostri sforzi in altre direzioni, ma soprattutto, apprendere ad amarsi ed a valorare noi stessi.
La vita merita sempre di essere vissuta ed a volte il suicidio, anche se é un tema ben piú serio e complesso, si deve anche affrontare con un po di umore positivo, piccole dosi di umore aiutano ad affrontare qualsisasi situazione ed a distendere le tensioni; cosí ci dovrebbe mostrare l’immagine dell’articolo.
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Jennifer Delgado Suárez

Psicóloga Jennifer Delgado Suárez

Sono una psicologa (Iscritta al Colegio Oficial de la Psicología de Las Palmas Nr. P-03324) e da molti anni scrivo articoli per riviste scientifiche specializzate in Salute e Psicologia. Il mio desiderio è aiutarti a realizzare esperienze straordinarie. Se desideri sapere di più clicca qui.

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