
Alcune rotture mettono fine a una relazione. E alcune rotture sembrano porre fine anche a una parte di noi. Improvvisamente, la persona che un tempo si sentiva sicura, spontanea o persino attraente inizia a dubitare di tutto: del proprio giudizio, del proprio valore, della propria capacità di ritrovare un legame con qualcuno, o semplicemente di essere felice da sola.
Non è raro. Quando una relazione importante finisce, soprattutto se la rottura è stata dolorosa, inaspettata o se si trattava di una relazione di lunga durata, la fiducia in se stessi e l’autostima subiscono spesso un duro colpo. Molte persone iniziano a mettere in discussione cose che prima davano per scontate: “Non ero abbastanza?”, “Cosa ho sbagliato?”, “E se non trovassi mai più nessuno?”, oppure “E se il problema fossi io?”.
Il problema non sei tu; il problema è che quando il dolore parla troppo forte, mette a tacere la ragione e finisci per trarre conclusioni sbagliate. Una rottura non definisce il tuo valore. Ma quando stai attraversando una separazione, il tuo cervello può comportarsi come un avvocato implacabile, determinato a dimostrare che hai torto. La buona notizia è che, anche se la tua autostima e la tua fiducia in te stesso potrebbero essere state ferite, puoi ricostruirle.
1. Fai un “inventario dell’identità”: riscopri chi sei al di fuori della relazione
Quando trascorriamo molto tempo con un partner, soprattutto in relazioni a lungo termine o intense, parte della nostra identità si intreccia con quella del partner. Infatti, gli psicologi dell’Università della Georgia hanno scoperto che già dopo il primo anno di matrimonio si verificano significativi cambiamenti di personalità.
Abbandoniamo certi hobby, adattiamo le nostre abitudini, cambiamo le priorità o addirittura costruiamo la nostra immagine personale attorno al “noi”. Ecco perché, dopo una rottura, molte persone non sono solo tristi, ma si sentono anche vuote. Non sanno cosa fare con tutto quel tempo libero. Non ricordano cosa gli piacesse prima. Perdono il senso dell’orientamento nella vita.
Questo esercizio ha lo scopo di recuperare parti della tua identità che sono ancora presenti, anche se ora sono difficili da individuare. Prendi carta e penna. Dividi il foglio in quattro colonne:
| Cose che ti piacevano prima della relazione: pensa alle attività, ai gusti, agli interessi o alle piccole abitudini a cui hai rinunciato a causa del tuo partner. Ad esempio, leggere romanzi prima di andare a letto, fare sport, dipingere o uscire con gli amici. | Qualità personali che ancora possiedo: Scrivi tutte le qualità che ti contraddistinguono, dalla responsabilità e perseveranza alla creatività o all’empatia. Se ti risulta difficile, pensa a cosa direbbero le persone che ti vogliono bene. |
| Cose che ho superato: Il tuo cervello ha bisogno di ricordare che hai già superato momenti difficili. Quindi, ripensa a problemi lavorativi passati, perdite significative, grandi cambiamenti o sfide che sembravano impossibili ma che hai superato. | Cose nuove che voglio esplorare: Non devono essere per forza grandi obiettivi o traguardi ambiziosi; anche piccoli progetti che ti entusiasmano vanno benissimo. Potrebbe trattarsi di imparare qualcosa di nuovo, riallacciare i rapporti con un amico o provare un’attività diversa. |
Questo esercizio ha lo scopo di ricordarti che sei una persona completa, non una metà che ha perso la sua altra metà. La tua identità è ancora lì; ha solo bisogno di essere lasciata riappropriarsi del suo spazio.
2. Il “registro delle prove”: combatti l’attacco costante del tuo critico interiore
Dopo una rottura, molte persone si accorgono che la loro voce interiore critica prende il sopravvento e non dà loro tregua. Di conseguenza, tutto diventa una prova “inconfutabile” del fatto che non sono abbastanza brave. Se qualcuno impiega un po’ di tempo a rispondere a un messaggio, si pensa automaticamente che sia perché si è noiosi. Se un appuntamento non va bene, si crede di non piacere a nessuno. Se l’ex va avanti con la sua vita, si presume di non essere mai stati importanti per lui/lei.
In pratica, si prende un fatto specifico e lo si trasforma in una conclusione generale sul proprio valore personale. Ecco perché questo esercizio è così importante. Per una settimana, ogni volta che ti viene in mente un pensiero che mina la tua autostima, scrivilo. Ad esempio:
| Pensiero automatico | “Senza il mio partner non valgo niente.” |
| Eventi veri | Sii obiettivo. Potresti scrivere: “La relazione è finita”. E nient’altro. |
| Prove contrarie al pensiero | Cerca i fatti e annotali, ad esempio: “Ho avuto relazioni preziose”. “Ho persone che mi amano”. È anche importante ricordare che la tua vita e il tuo valore non si limitano a una sola relazione e che questa è finita per molte ragioni, non solo per colpa tua. |
Non si tratta di ripetersi continuamente di essere fantastici, ma di allenare il cervello a vedere di nuovo il quadro generale. Quando siamo feriti emotivamente, la nostra attenzione agisce come una torcia difettosa che illumina solo il negativo e lascia tutto il resto nell’oscurità più completa. Questo esercizio ti aiuterà a “illuminare” l’intera stanza.
3. La sfida delle piccole vittorie: ricostruire la fiducia attraverso l’azione
Molte persone aspettano di ritrovare la fiducia in se stesse prima di agire di nuovo. Tuttavia, il meccanismo psicologico funziona al contrario. In altre parole, si agisce prima, e poi emerge la fiducia. Aspettare di “sentirsi pronti” può diventare una trappola paralizzante.
Questo esercizio è molto semplice: consiste nel creare piccole esperienze che dimostrino al tuo cervello che sei ancora capace di fare molte cose. Inizia scrivendo un elenco di piccole azioni che ti mettono leggermente a disagio. Potrebbe essere uscire a cena da solo, osare parlare con uno sconosciuto, iscriverti a un corso di ballo o fare qualcosa che prima associavi solo al tuo ex.
Non devono essere cambiamenti drastici; l’importante è continuare ad andare avanti, perché ogni piccolo obiettivo raggiunto alimenta la tua autoefficacia. Questo aiuta il tuo cervello a capire che puoi andare avanti da solo. E questa sensazione è uno dei pilastri della fiducia in se stessi.
Inoltre, questo esercizio interrompe il circolo vizioso dell’evitamento. Quando ci sentiamo insicuri, evitiamo situazioni e persone. Ma più evitiamo, più ci sentiamo incapaci. E più ci sentiamo incapaci, più evitiamo. È un circolo vizioso che può essere spezzato solo osando fare i primi passi.
La fiducia non ritorna quando svanisce il ricordo, ma quando si riacquista fiducia in se stessi
Molte persone credono che ricostruire l’autostima dopo una rottura significhi smettere di pensare all’altra persona. Ma non è sempre così. A volte i ricordi persistono. Fa ancora un po’ male e si prova nostalgia, ma nonostante tutto, si può ritrovare la fiducia nella propria capacità di andare avanti.
Perché ricostruirsi non significa cancellare il passato, ma piuttosto smettere di usarlo costantemente come arma contro di te. È vero che una rottura può mandare in frantumi progetti, abitudini e sogni, ma non deve per forza distruggere la relazione più importante della tua vita: quella che hai con te stesso. E anche questa relazione, sebbene al momento sia danneggiata, può guarire e rifiorire. Un passo alla volta, giorno dopo giorno.
Fonte:
Lavner, J. A. rt. Al. (2018) Personality change among newlyweds: Patterns, predictors, and associations with marital satisfaction over time. Dev Psychol; 54(6): 1172-1185.



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